Vines - HIGHLY EVOLVED - la recensione

Recensione del 05 set 2002

Nella testa di Craig Nicholls è il 1969, come dichiara nel brano di chiusura del tanto acclamato album d’esordio del suo gruppo, i The Vines. E se lui si è appena imbarcato in un viaggio a ritroso nel tempo fino a cozzare con la torrida estate di pace, amore e musica del 1969, per noi, che ci ritroviamo ad ascoltare “Highly evolved” dopo aver sentito tutto e il contrario di tutto sui presunti pregi della nuova rivelazione del rock australiano, è il 1970 e il 1973 e il 1977 contemporaneamente, e chissà quante altre annate storiche della musica ancora. Così è il nostro di cervello a riempirsi di nomi, di dischi, di ricordi, come se le canzoni di “Highly evolved” diventassero sapori, profumi e immagini di epoche andate. Non sono bastati i White Stripes, né gli Strokes o i Black Rebel Motorcycle Club o i Coral o i The Music per far placare la potenza che la musica stagionata ha sui giovani, e che oggi sembra brillare di una luce così splendente da far gridare al miracolo. Ma, poveri noi, i miracoli non esistono affatto: siamo semplicemente stati ingannati. Esistono, al contrario, i dischi emozionanti e quelli da far girare in sottofondo per una volta o giù di lì, quando si sta in compagnia di un affare troppo difficile da risolvere senza un po’ di concentrazione. “Highly evolved” è un disco piuttosto avvincente, come ce ne sono sempre stati, un disco che unisce sapientemente antiche memorie a chitarre robuste, psichedelia evanescente a leggeri jingle pop, come solo i bravi scrittori di canzoni sanno fare. Un momento Craig Nicholls cambia i suoi vestiti per trasformarsi nello scivoloso Marc Bolan di “Electric warrior”, sussurrando, avviluppato da cori e lisce armonie, “tengo la testa in alto” (Autumn shade”), l’attimo dopo, con un sorriso compiaciuto, si lascia andare a un tributo ai Beatles più scanzonati e divertiti (“Factory”). Eppure c’è qualcosa di così ingenuo nella musica dei The Vines, in canzoni come le deliziose ballate “Homesick” e “Country yard”, che ci si dimentica di ogni sospetto, ci si scorda di qualsiasi confronto, dei nomi, dei dischi, del punk, del grunge. Le cose si alterano, come le vecchie convinzioni, e i ricordi diventano improvvisamente fuori moda. Tutto si fa sfumato e rarefatto. Ne rimane solo l’intenso profumo, appiccicato alle immagini perdute, pronte a mutare in forme sconosciute. Proprio come nei sogni.


(Valeria Rusconi)

Tracklist

01. Highly evolved
02. Autumn shade
03. Outtathaway
04. Sunshinin
05. Get free
06. Country yard
07. Factory
08. In the jungle
09. Mary Jane
10. Ain’t no room
11. 1969

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