«GIRA CHE TI RIGIRA AMORE BELLO - Claudio Baglioni» la recensione di Rockol

Claudio Baglioni - GIRA CHE TI RIGIRA AMORE BELLO - la recensione

Recensione del 07 lug 2018

La recensione

di Ivano Rebustini

Durante l’estate, riscopriamo album classici della musica italiana, con recensioni dall’archivio di Rockol. 

Claudio Baglioni è al quarto album; a 22 anni si è lasciato alle spalle gli occhiali da Michele l’Intenditore e la spettinatura da liceale, e soprattutto ha già sollevato per noi “quella sua maglietta fina tanto stretta al punto che mi immaginavo tutto”. La copertina turistico-agreste di “Gira che ti rigira amore bello” ce lo mostra incastrato nel tettuccio apribile di “Camilla”, la celeberrima 2Cv gialla che finirà con l’essere la figura femminile - ehm… - più citata. Sono cinque le canzoni che parlano di lei; “non è che pisti” (in un quasi erotico crescendo la prendiamo a settanta e la lasciamo a cento), però Simona, non uno scooter ma una signorina in carne e ossa, è distanziatissima: le spettano solamente un paio di citazioni, e per giunta molto meno affettuose.


In completo jeans con pantaloni a zampa d’elefante, una cofana di capelli dall’andamento destrorso che Cesare Ragazzi ci sistemerebbe una decina tra cantautori emiliani, garruli presentatori ed ex portieri opinionisti, in questo disco - scritto insieme al protettivo Antonio Coggio e orchestrato da un ridondante Tony Mimms, non ancora convertito all’essenzialità del “Volume VIII” di De Andrè-De Gregori - Baglioni si affida per le musiche ad arie e gorgheggi uso stornellatore, ulteriormente appesantiti dalle orchestrazioni abbondanti di Mimms, e per i testi al registro ironico-pecoreccio, ben esemplificato dalla rima mancata di “E apri quella porta”: “Dio ti benedica/sei una vera amica/io non ti mangio mica/e che fatica!…/tu sei proprio una gran… donna”. Per non dire della successiva “Ragazza di campagna”, dove il tempo delle mele ingenuo e sognatore di “Questo piccolo grande amore” lascia il posto al più prosaico buco della serratura di Alvaro “Pierino” Vitali.
Alla resa dei conti - troppo spudoratamente battistiano il cantiere della “Casa in costruzione”, con quel controcanto alla “Pensieri e parole” (per la cronaca pubblicata un paio d’anni prima, nel ’71), francamente imbarazzante la “Lettera” alla madre (“Sono un po’ più secchetto/ma solo qualche etto”) - i brani meglio riusciti restano la larvatamente minacciosa “Io me ne andrei” (“Io me ne andrei/lo faccio sai”), se le perdoniamo l’inizio da intervallo con il gregge e le chiese della Basilicata, e la strappalacrime “Amore bello” (“Finisce allora tutto qui/fra poco andrai/un lento/l’ultimo/oramai…”), dall’intro che ricorda le colonne sonore dei poliziotteschi all’italiana con Claudio Cassinelli.
Quanto alla conclusiva “Gira che ti rigira” - ripresa king size del brano iniziale -, il pathos rievocativo finisce in vacca quando alla Duecavalli si fonde il motore (“Camilla fuma”). La canzone raggiunge l’obiettivo sociale con un finale tremendo, nel quale un bambino in reality show chiama la mamma con tale lagnosa insistenza che si tifa perché la povera donna vada a nascondersi in uno sgabuzzino. E pensare che sempre nel ‘73 - curiosa coincidenza, non trovate? - un certo Lou Reed si era reso protagonista di un’operazione analoga nell’imperdibile “Berlin”. Ma il piccino che in “The Kids” gridava “Mommy” faceva e fa tuttora venire i brividi…
Il prof è di manica stretta, troverà qualcuno, ma d’altro canto con il criptovanesio Claudio non ci sono mezze misure: o lo si ama come Fabio Fazio, oppure si preferisce stargli alla larga. Detto questo, “Gira che ti rigira amore bello” resta una tappa significativa, pur se non fortunatissima (“solo” quattordicesimo nella classifica dei 33 giri più venduti di quell’anno), nel viaggio musicale - con o senza Camilla - del Nostro: album-concept; cover apribile e riccamente istoriata, grande quasi come una tovaglia da picnic; inserti parlati, qualche trovatina strumentale e un paio di struggenti melodie. Cosa volete di più?
E poi un po’ di rispetto lo dobbiamo, a chi avrebbe scritto la musica di “E tu” e il testo de “I vecchi”, avendo già dato una canzone come “Lacrime di marzo”. Uno che troverà pure il tempo e il coraggio di regalare un quartino di nobiltà a una vecchia carretta come “Anima mia”, altro che Camilla, e pensare che i Cugini di campagna non sono neanche lontani parenti della “Ragazza” di “Gira che ti rigira amore bello”. Quella già citata “Ragazza di campagna” che un alter ego di Claudio spia “dentro la fessura” mentre sta valutando davanti allo specchio lo stato di avanzamento delle tette: uno spontaneo e scoperto download dei sensi, quasi trent’anni prima dello scarica-barile un po’ forzoso del solitario “InCanto tra pianoforte e voce”.

 

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