«HIJAS DEL TOMATE - Las Ketchup» la recensione di Rockol

Las Ketchup - HIJAS DEL TOMATE - la recensione

Recensione del 05 ago 2002 a cura di Paola Maraone

La recensione

Dicesi tormentone quel motivetto che nemmeno ti piace troppo, ma che continui a sentire ovunque tu vada e di cui in nessun modo riesci a liberarti. Quell’infilata di tre note (e tre parole) che, volente o nolente, ti ritrovi a canticchiare all’improvviso: dapprima protetto dall’intimità della tua auto o del box doccia, e poi - sempre più sfacciato - in ascensore, o addirittura nel corridoio dell’ufficio, poco prima di andare in ferie. La premessa è necessaria per introdurre il primo disco delle sorelle Munoz, ovvero Lola, Lucia e Pilar: tre nomi adatti alla musica che fanno, e adatti speciamente ad “Asereje”, il singolo di lancio dell’album, che come un virus particolarmente aggressivo ha provveduto in tempi rapidissimi a infestare Spagna e poi il resto dell’Europa (Italia vacanziera in testa).
Il segreto del successo della canzone in questione? La solita formula in equilibrio tra ritmo, rumba e movimenti d’anca: musica facile facile e un ritornello orecchiabilissimo anche perché le parole sono inventate. “La storia del brano è quella di un ragazzo che in discoteca va dal deejay e gli chiede di mettere su un pezzo: solo che non si ricorda né titolo, né testo e si mette a canticchiare una cosa che non ha nessun senso. E che alla fine è piacevole”, commentano le figlie di Tomate, il chitarrista di flamenco a cui l’album è dedicato e che sarà sicuramente fiero delle sue creature.
Il resto dell’album, come quasi sempre succede in questi casi, ha molto poco da dire. Di “Asereje” esistono ben tre versioni: standard, “hippy” e “karaoke”, estremamente simili l’una all’altra, e i restanti sette brani - un po’ pochi per fare un album - probabilmente non sono destinati a passare alla storia. Alcuni, è naturale, sono più riusciti di altri: “Un de vez en cuando” e “Me persigue un chulo”, sullo stile della cantilena-filastrocca leggera e solare, non sono poi malvagi. Anche se lascia perplessi la pervicacia con cui le sorelle insistono a cantare sempre TUTTO a tre voci: e non immaginatevi un coro gospel, perché qui l’unisono è la regola, e solo Lucia - la vera cantante del gruppo - ogni tanto azzarda una variazione. Certi brani poi, come “Lanzame los trastos, baby” (nel testo: “Leilerele, lereilerele, lereilerelelà”) fanno davvero venire il latte alle ginocchia. E anche “Sevillanas pink” è una melassa soft che non sottoporremmo al nostro peggior nemico. Va meglio con “Krapuleo”, più che estiva acquatica, e anche “Tengo un novio tantriko”, con le sue atmosfere Seventies, non è malaccio.
E’ da vedere se le sorelle Munoz avranno la stoffa, in futuro, di mettere assieme un album più maturo. Ammesso, s’intende, che dopo i soldi guadagnati con “Asereje” intendano continuare.

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