«FALSO - Punkreas» la recensione di Rockol

Punkreas - FALSO - la recensione

Recensione del 22 lug 2002

La recensione

Dopo il buon successo di vendite di “Pelle”, arriva per i Punkreas un passaggio delicato. La popolarità raggiunta con la loro miscela di punk, ska, reggae e testi in cui convivono osservazioni sociali e divertimento potrebbe diventare anche più ampia con il supporto di una major. D’altra parte, il contratto con una multinazionale minerebbe la credibilità delle loro posizioni più radicali, e già il solo fatto di avere affidato alla Universal la distribuzione di questo “Falso” e del suo predecessore ha già sollevato qualche perplessità. Le fortune commerciali (relative) sono comunque sufficienti per armare i fucili dei ridimensionatori e lo stile che il gruppo ha via via perfezionato col tempo rischia di trasformarsi in una formula quasi meccanica. In “Falso” quindi i Punkreas cercano di aggiungere qualche ingrediente nuovo alla loro collaudata ricetta, puntando verso quello che una volta si chiamava crossover. L’esperimento però riesce solo a metà in pezzi come “Dividi e comanda”, “Più di voi” (con un attacco di netta matrice Red Hot Chili Peppers) e “Solo andata”, che non convincono molto e finiscono col sembrare timidi tentativi di agganciare l’ondata nu-metal senza avere l’aggressività necessaria per riuscire nell’intento. La rabbia dei discepoli di Korn o Limp Bizkit esige implacabile durezza espressiva, mentre quella dei Punkreas sembra essere più efficace quando si mostra con un ghigno beffardo. Così, l’episodio più curioso è “Falsa”, che alterna le strofe più schiettamente reggae mai scritte dal gruppo a parti più rock e il meglio arriva quando il gruppo batte territori familiari. Accade ad esempio in “Mondo proibito”, nella dura invettiva anti-vaticana di “Elettrosmog” e in “Canapa”, che ha il ritornello più orecchiabile dell’album e non mancherà di diventare un pezzo forte dei concerti, grazie anche al testo antiprobizionista. In breve, le qualità che hanno portato la band da sgangherati palchi di provincia a quelli dei festival sono ancora intatte, ma non è ancora chiaro se questo sia sufficiente a crescere ancora. In attesa di sciogliere questo dubbio, va detto che i Punkreas restano uno dei pochi gruppi di area punk in grado di attirare anche chi non ama particolarmente questi suoni.

(Paolo Giovanazzi)
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