«ALLEZ!OLA!OLé! - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - ALLEZ!OLA!OLé! - la recensione

Recensione del 09 giu 1998

La recensione

Il titolo vi fa sospettare qualcosa? Ebbene sì, è la compilation dei Mondiali di calcio francesi, e contiene, nazione per nazione, una canzone ‘mondiale’ che in teoria dovrebbe cantarsi tutti insieme davanti alla tv o in curva. C’è da dire subito che se la sfera rotonda, leggi il calcio, accomuna nella sua pratica e osservanza (quasi) tutti i popoli del mondo, altrettanto riescono a fare le canzoni dei mondiali, che finiscono per assomigliarsi un po’ tutte. Per capirci, la sindrome è quella dell’Eurofestival: artisti in grande spolvero, canzoni melodicamente prevedibili con testi inevitabilmente patriottici, epici e forieri di grandi imprese e sventure per gli avversari. Ogni compagine lotta per vincere, per sopravvivere, per resistere e chi più ne ha più ne metta, quasi fossimo sul set di "Fuga per la vittoria"; manca soltanto Stallone che si improvvisa portiere. Si parte con l’inno ufficiale che in mano al mago Youssou N’Dour (già capace di trasformare una nenia di Di Cataldo in un pezzo world pop) diventa quasi ascoltabile, mentre per il resto rimane poco da segnalare: Wes (quello camerunense, non l’ex di Dori Ghezzi) gioca ai Deep Forest, Jarre e Apollo 440 pareggiano senza danni, i Gipsy Kings farebbero meglio a organizzare i mondiali gitani, Daniela Mercury va sul sicuro con "Pais Tropical" e dimostra che i brasiliani partono già favoriti anche qui, i Chumbawamba si divertono e ci divertono, mentre sono da dimenticare le performances musicali di Messico (Fey) e Olanda (Slagerij Van Kampen, ditemi voi se con ‘sto nome.... e poi gli olandesi e la musica sono come le rette parallele: non si incontreranno mai). Si continua con gli altri paesi, sinceramente risparmiamo altre citazioni, se non quella che maggiormente ci pertiene, e cioè "Il bello della vita" di Spagna, la "Nostra" canzone, in assoluto il momento peggiore dell’album insieme all’inno olandese. Speriamo che Maldini & ragazzi non la ascoltino mai, altrimenti siamo già fuori. Meglio allora citare il brano più tamarro e irresistibile del disco, quel "La copa de la vida" che quel gran pezzo di manzo di Ricky Martin trasforma in un monumento di coattaggine, ricicciando in modo imbarazzante il suo successone "Un dos tres....". E’ la canzone ufficiale dei mondiali, e non l’inno di una squadra, altrimenti avremmo tifato per lui. Un album d’ambient music perfetta per il mese di calcio a venire, poi sbarazzatevene pure, tanto sarà già scaduto, come lo yogurt.

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