«HEATHEN CHEMISTRY - Oasis» la recensione di Rockol

Oasis - HEATHEN CHEMISTRY - la recensione

Recensione del 10 lug 2002 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Forse allora è vero. E’ vero che prima o poi, tutte le band ritornano all’ovile, lì da dove sono partite. Tra i tanti casi, è successo agli U2 di “All that you can’t leave behind”. Pare sia successo anche a Springsteen, che ha richiamato in servizio la sua E Street Band per il prossimo e attesissimo “The rising”: lo verificheremo a fine luglio, quando uscirà il disco. Ed è sicuramente successo agli Oasis di “Heathen chemistry”.
Quando si parla dei fratelli Gallagher, fare questi discorsi non è facilissimo, tanto è spessa la coltre di chiacchiericcio mediatico e non musicale che li circonda. Però, se c’è un dato musicale e incontrovertibile che emerge dall’ascolto di questo disco, è che almeno in studio gli Oasis, questa volta, hanno saputo lasciarsi tutto alle spalle per incidere un disco di sano rock ‘n’ roll, vicino alle cose fatte ai loro esordi. Nessun capolavoro, per carità: almeno secondo chi scrive, gli Oasis sono troppo sfacciatamente legati alla tradizione beatlesiana per suonare davvero originali e in grado di produrre album che fanno gridare al miracolo. Però questo “Heathen chemistry” è un disco di canzoni melodiche e chitarristiche, senza tutti quegli orpelli che abbruttivano il precedente “Standing on the shoulder of giants”. E se c’è una cosa che gli Oasis sanno fare (come ci ha confessato nella recente intervista il certamente poco modesto Noel), è proprio scrivere canzoni. Anche Liam, irascibile cantante, che firma ben tre brani (il suo esordio come autore era del disco precedente): tra queste il punto più alto dell’album, “Born on a different cloud”, brano che non sfigurerebbe in un disco di John Lennon.
Poi ci sono le consuete ballatone (“Stop crying your heart out”, “Little by little”) che, assieme a canzoni più tirate (“The Hindu Times”, “Force of nature”) e a numeri semi acustici (“Songbird”, “She is love”), completano un buon disco, piacevole dall’inizio alla fine. Forse il difetto maggiore è la mancanza della canzone suprema, di un brano che possa essere la nuova “Wonderwall”. Ma forse è chiedere troppo: accontentiamoci di queste 11 buone tracce e per una volta dedichiamoci alla musica degli Oasis, non al resto delle cavolate che li circondano.

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