Il disco contiene tredici brani, ognuno concepito per essere un episodio, concluso e finito, legati fra loro dal tema conduttore del disincanto, idea cardine del disco.
Ma cos’è il disincanto per Mango? E’ il piacere che si ritrova nelle cose quotidiane, nello sfiorarsi “come un’abitudine”; è il “controcanto” che si leva a rispondere al canto quotidiano della vita, come racconta “Disincanto”, brano d’apertura del disco.
E’ l’avere il coraggio di dichiarare al mondo: “Sono un sentimentale” (secondo pezzo, scritto in collaborazione con Pasquale Panella), affidando alla musica ed alle parole il proprio proclama. E l’amore, i sentimenti sono i grandi protagonisti delle canzoni del disco.
Unica concessione a suggestioni ed a musicalità dichiaratamente etniche, il brano “Fiore del mondo”, che evoca atmosfere mediorientali.
Sempre di grande intensità è la voce di Mango, ora alta e cristallina, ora bassa e carezzevole, che sfoggia la sua ampia capacità in “Michelle”, cover dei Beatles riproposta in una versione per sole voci.
Piacevoli ed evocative, “La rondine”, primo singolo estratto dall’album e “Un amore non torna”, le cui atmosfere sono sottolineate sia dalle parole che dai suoni elettronici della ritmica.
Peccato per gli interventi in inglese in “Un amore non torna”, che interrompono l’atmosfera onirica del brano, risvegliando e richiamando l’attenzione con un registro linguistico differente...
Sensuali “Ho consumato la notte”, richiesta d’amore, e “Mi piaci accanto”, canto di conquista e assieme dichiarazione di resa. Nota fuori dal coro il brano che chiude l’album “Gli angeli non volano”, suonato dagli archi dell’orchestra sinfonica di Roma e privo di strumenti a percussioni.
“Disincanto” è un album piacevole che merita più di un ascolto, non per essere apprezzato (perché è un bell’album da ascoltare), ma compreso e capito. Unico neo, forse, una certa omogeneità di stile, che finisce con l’appiattirlo e renderlo poco vario nel complesso.