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Recensioni / 10 lug 2019

Band - THE LAST WALTZ - la recensione

Dischi leggendari: riscopri 'The Last Waltz' di The Band

Classici dell’estate: ogni giorno riscopri un disco leggendario, con le recensioni storiche di Rockol.

THE LAST WALTZ
Warner Bros. Records Inc. (Digital Media)

di Alfredo Marziano

Avrebbe meritato di finire diritto nella galleria dei “classici” di Rockol, il celebre epitaffio musicale della Band (le rimpatriate degli anni ’90, orfane di Robbie Robertson, sono un’altra storia): non fosse che la fresca ristampa del leggendario album in edizione infarcita di bonus tracks ed allargata a quattro CD lo strappa di nuovo alla storia per restituirlo all’attualità. Magari è un altro indizio della pochezza culturale di questi tempi snervati, in cui non si attendono neppure più le ricorrenze tradizionali del calendario per celebrare i fasti di un passato ricco di fermenti, intuizioni ed energie finite chissà dove.

Ma tant’è: nostalgie e astuzie di marketing a parte, il concerto d’addio che il 25 novembre del 1976, giorno del Ringraziamento, andò in scena a San Francisco tra gli stucchi, i tendaggi e i candelabri di un Winterland addobbato come un set cinematografico anni ’50 fu davvero un momento topico e irripetibile nella saga della musica popolare americana. Non solo e non tanto per i contenuti e la qualità della performance musicale (ha ragione chi indica nell’antecedente “Rock of ages”, più agile e serrato, la celebrazione definitiva della straordinaria sapienza live del quintetto), ma perché “The last waltz” finì inconsciamente per incarnare la parabola di una generazione di giovani uomini che con il rock and roll e uno stile di vita fuori dai ranghi aveva creduto di poter cambiare il mondo. Finendo per cambiare soprattutto se stessa, e spesso a caro prezzo. Lo raccontano bene i suoni e le canzoni di questo “farewell concert” e, ancor di più, le tonalità color porpora, i penetranti primi piani e i movimenti nervosi della macchina da presa nel “rockumentario” diretto nell’occasione da un giovane Martin Scorsese: non a caso maestro insuperato nel raccontar epopee umane in bilico tra gloria e miserie, perdizione e redenzione, vizio e virtù, cameratismo e conflitto feroce di personalità.

Tutti ingredienti presenti in abbondanza nella biografia della Band, quattro canadesi e un sudista dell’Arkansas che sul palco del Winterland, quella sera di quasi 26 anni fa, riportavano tutto a casa: le cicatrici di 16 anni di vita “on the road” (“la strada è stata la nostra scuola, ci ha insegnato tutto quello che abbiamo imparato”, racconta Robertson alla cinepresa di Scorsese) e l’orgoglio di trionfi musicali come “Music from Big Pink” e “The Band”, avamposti insuperati di quella immaginaria frontiera musical-ideologica che oggi va sotto il nome di “Americana”; e poi le corse senza freni, la cocaina e la solitudine divorante che spinsero i cinque – Robertson in particolare – a dire basta. Un potente psicodramma, una grande saga americana che soprattutto la versione in film di “The last waltz” (appena ripubblicata in DVD) racconta con onestà brutale e avvincente.

Ma anche nel disco il senso avventuroso di quel viaggio nel cuore pulsante e spinoso dell’ “American way of life” ci sta tutto. Racchiuso, evocato, amplificato nei suoni di una straordinaria orchestra capace di ricondurre Memphis, Chicago, New Orleans, l’Ontario e i monti Appalachi sulla stessa mappa musicale, complice la lucida direzione musicale di Robertson e un impasto di voci (Rick Danko, Richard Manuel e Levon Helm) senza pari nella storia del rock. “Up on cripple creek”, “It makes no difference”, “Stage fright”, “The weight”, “The night they drove old Dixie down” sono ancora una volta i capitoli essenziali di un romanzo sospeso tra passato ed attualità (e nessuno sarebbe mai più riuscito ad rievocare con altrettanta potenza lo spirito indomito dell’America rurale e dei pionieri per proiettarlo sullo scenario confuso e dislocato del presente). Mentre gli ospiti sul palco, anime affini incrociate sulle strade polverose del rock and roll, illustrano il filo rosso e il comune sentire che legava la Band a tanti suoi contemporanei.

Ai lettori più maturi non sarà necessario ricordare il Van Morrison scalciante e traboccante di passione di “Caravan”. Il Dylan nervoso di “Baby let me follow you down” e “I don’t believe you” che scioglie i cuori in “Forever young” e “I shall be released”. Il Muddy Waters maestoso sacerdote blues, con i reverenti discepoli Eric Clapton e Paul Butterfield a reggergli lo strascico. Il lirico duetto di “Helpless” tra Neil Young e una Joni Mitchell nascosta dietro le quinte. E poi il ruggito rock and roll di Ronnie Hawkins, primo motore inconsapevole dell’intera avventura della Band, il gumbo creolo di Dr. John e il fervore gospel degli Staples Singers, grandi protagonisti della versione in studio di “The weight” aggiunta in appendice alla performance.

Anche le “bonus tracks”, le prove di concerto e i bozzetti di studio aggiungono dettagli e prospettive spesso non superflue: le due lunghe jam strumentali di chiusura (ospiti Stephen Stills e Ron Wood) restituiscono il clima da party e il senso di liberazione di chi sente di dover voltare pagina; “Furry sings the blues” di Joni Mitchell (ancora con Neil Young, all’armonica) rarefa l’atmosfera introducendo una nota di spettrale e malinconica introspezione; la magnifica “Acadian driftwood” e “Don’t do it” (Marvin Gaye), irrinunciabile cavallo di battaglia live, sembrano ritagliate apposta per l’occasione e la loro inclusione mette finalmente una pezza ad un incomprensibile peccato originale della scaletta. Prolungano, tutte insieme, la malìa di quest’ultimo giro di danza, finito il quale ognuno dei presenti se ne sarebbe andato per la sua strada e incontro al suo destino: Robertson, a coltivare le sue passioni cinematografiche e ad esplorare il suo retaggio pellerossa; Helm e Hudson a continuare la loro carriera di “soldati del rock and roll”; Manuel e Danko a pagare il dazio più pesante ai propri inferni personali (il primo morirà suicida nel 1986, il secondo stroncato nel sonno da un infarto nel 1999). Non è un caso che siano proprio i volti febbrili e le voci incrinate dei due desaparecidos (“It makes no difference”, “Tura lura lural”) a provocare oggi i brividi più intensi e le emozioni più struggenti: e alla loro memoria, giustamente, questa riedizione è dedicata.

TRACKLIST

#1
01. Theme From The Last Waltz - Concert Version - (03:54)
02. Up On Cripple Creek - Concert Version - (05:31)
03. The Shape I'm In - Concert Version - (04:10)
04. It Makes No Difference - Concert Version - (06:51)
05. Who Do You Love (feat. Ronnie Hawkins) - Concert Version - (04:51)
06. Life Is A Carnival - Concert Version - (04:25)
07. Such A Night (feat. Dr. John) - Concert Version - (04:41)
08. The Weight - Concert Version - (04:50)
09. Down South In New Orleans (feat. Bobby Charles) - Concert Version - (03:11)
10. This Wheel's On Fire - (03:54)
11. Mystery Train (feat. Paul Butterfield) - Concert Version - (05:03)
12. Caldonia (feat. Muddy Waters) - Concert Version - (06:08)
13. Mannish Boy (feat. Muddy Waters) - Concert Version - (06:40)
14. Stagefright - Concert Version - (04:31)

#2
01. Rag Mama Rag - Concert Version - (04:36)
02. All Our Past Times - Concert Version - (05:01)
03. Further On Up The Road (feat. Eric Clapton) - Concert Version - (05:30)
04. Ophelia - Concert Version - (03:45)
05. Helpless (feat. Neil Young) - Concert Version - (05:53)
06. Four Strong Winds - Concert Version - (04:37)
07. Coyote (feat. Joni Mitchell) - Concert Version - (05:28)
08. Shadows And Light - Concert Version - (05:45)
09. Furry Sings The Blues - Concert Version - (05:09)
10. Acadian Driftwood - Concert Version - (07:07)
11. Dry Your Eyes (feat. Neil Diamond) - Concert Version - (04:16)
12. The W.S. Walcott Medicine Show - Concert Version - (03:39)
13. Tura Lura Lural (That's An Irish Lullaby) [feat. Van Morrison] - Concert Version - (04:10)
14. Caravan (feat. Van Morrison) - Concert Version - (06:12)

#3
01. The Night They Drove Old Dixie Down - Concert Version - (04:37)
02. The Genetic Method/Chest Fever - Soundtrack Version - (02:41)
03. Baby Let Me Follow You Down (feat. Bob Dylan) - Concert Version - (02:55)
04. Hazel - Concert Version - (03:41)
05. I Don't Believe You (She Acts Like We Never Have Met) [feat. Bob Dylan] - Concert Version - (03:29)
06. Forever Young (feat. Bob Dylan) - Concert Version - (05:51)
07. Baby Let Me Follow You Down (Reprise) [feat. Bob Dylan] - Concert Version - (02:58)
08. I Shall Be Released (Finale) - Concert Version - (04:49)
09. Jam #1 - Concert Version - (05:32)
10. Jam #2 - Concert Version - (09:10)
11. Don't Do It - Concert Version - (06:19)
12. Greensleeves - Soundtrack Version - (01:37)

#4
01. The Last Waltz Suite: The Well - (03:34)
02. The Last Waltz Suite: Evangeline (feat. Emmylou Harris) - (03:10)
03. The Last Waltz Suite: Out Of The Blue - (03:20)
04. The Last Waltz Suite: The Weight (feat. The Staples) - (04:35)
05. The Last Waltz Suite: The Last Waltz Refrain - (01:32)
06. The Last Waltz Suite: Theme From The Last Waltz (feat. Orchestra) - (03:26)
07. King Harvest - Rehearsal Version - (03:52)
08. Tura Lura Lural - Concert Rehearsal Version - (03:52)
09. Caravan - Concert Rehearsal Version - (06:30)
10. Such A Night - Concert Rehearsal Version - (05:24)