Federico Poggipollini - VIA ZAMBONI 59 - la recensione
Recensione del
14 dic 1998
Debutto solista per Capitano Fede Poggipollini, chitarrista del Liga con alle spalle un denso curriculum lavorativo (alla chitarra anche con i Litfiba). A trent’anni Fede si toglie lo sfizio e pubblica un album in cui ai tipici riff Correggio-style si affiancano aperture melodiche maggiormente ispirate al brit-pop, accompagnate da un cantato in stile indolente-con-le-vocali-aperte che fa tanto Oasis. A trent’anni la fotografia che ci rimanda questo cd è quella di un ottimo chitarrista, dalla tecnica appariscente e dall’aspetto un po’ narciso (quando fa gli assoli nei video e nei concerti del Liga sembra sempre che stia tirando fuori dalla chitarra l’impossibile), capace di scrivere delle discrete ballad ("Due", "Finisce sempre così", "Piccola"), dei brani dai testi interlocutori ("Insomma vorrei" sembra più il capriccio di un bimbo che un pezzo sulla libertà come nelle intenzioni vorrebbe essere; "Verso oriente" talmente didascalico da diventare quasi indisponente) e una manciata di pezzi rock dalle felici aperture melodiche ("Voglio il paradiso", "Come il vento", "Uscire fuori"). Una menzione di merito per il suono, che è comunque rock e nient’affatto pompato, ma genuinamente in bilico tra progressioni pop e svisate blues. A cercarlo, qualche buon singolo c’è, e forse "Via Zamboni 59" potrà svoltare grazie ad una discreta fortuna radiofonica. Un debutto onesto, anche se per lasciare il segno sarebbe forse necessario qualche sforzo in più, soprattutto sui testi.
Tracklist:
"Insomma vorrei"
"Voglio il paradiso"
"Due"
"Una ferita da guarire"
"Piccola"
"Maela"
"Uscire fuori"
"L’angolo dei sogni"
"Verso oriente"
"KKF"
"Come il vento"
"Finisce sempre così"