«PLASTIC FANG - Jon Spencer» la recensione di Rockol

Jon Spencer - PLASTIC FANG - la recensione

Recensione del 20 mag 2002

La recensione

Fino a non molto tempo fa, Jon Spencer era una specie di intoccabile, l'uomo che è riuscito a prendere il blues e il rock 'n' roll e dare loro una veste post-moderna adatta al nuovo secolo, tagliata in modo grezzo come hanno insegnato i grandi maestri e abbastanza "cool" da risultare interessante anche per il popolo MTVizzato. Sembrava che l'ex-Pussy Galore non potesse sbagliare un colpo, sia che guidasse la Blues Explosion oppure giocasse a rievocare i fasti di Ike e Tina Turner con la sua consorte Christina Martinez nei Boss Hog. Poteva entrare in studio tanto con un ruvido uomo di blues come R.L. Burnside quanto con il guru del rock indie Calvin Johnson senza essere mai fuori posto. Adesso invece Spencer dà l'impressione di avere smarrito la sua bacchetta magica. Prima è arrivato "Whiteout" dei Boss Hog, ambiguo passo verso una forma più pop, a far nascere qualche perplessità. "Plastic fang" fa allungare le ombre del dubbio anche sulla Blues Explosion. Gli ingredienti sono più o meno i soliti: le chitarre del leader e di Judah Bauer smontano e rimontano con destrezza i meccanismi consolidati del rock 'n' roll, e Russell Simins è sempre un'impeccabile macchina da ritmo. La produzione di Steve Jordan, notorio compagno di scorribande di Keith Richards, smussa un po' gli spigoli senza spingere troppo in direzione mainstream ma manda a farsi benedire il blues decostruito, il rock 'n' roll post-moderno e lo stile che ha caratterizzato il gruppo in passato. Insomma, la Blues Explosion si dà una ripulita che la rende un po' più accessibile ma anche un po' meno interessante. L'album comunque sfodera qualche momento elettrizzante come le iniziali "Sweet n sour" e "She said", può vantare una "Hold on" impreziosita dalla presenza di Dr. John (per l'occasione alla chitarra) e Bernie Worrell, ma lascia la strana impressione che Spencer e i suoi compari aspirino a reinventarsi come rock band più "classica" senza essere ancora riusciti a trovare un modo per farlo. Soprattutto, sembrano sprovvisti delle grandi canzoni necessarie allo scopo. Un semplice momento di appannamento o l'inizio della parabola discendente? Per scoprirlo, non resta che aspettare le prossime uscite.

(Paolo Giovanazzi)

TRACKLIST

01. Sweet n sour
02. She said
03. Money rock 'n' roll
04. Killer wolf
05. The midnight creep
06. Hold on
07. Down in the beast
08. Shakin' rock 'n' roll tonight
09. Over and over
10. Mother nature
11. Mean heart
12. Point of view
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