«HOLES IN THE WALL - Electric Soft Parade» la recensione di Rockol

Electric Soft Parade - HOLES IN THE WALL - la recensione

Recensione del 24 apr 2002 a cura di Paola Maraone

La recensione

Alex e Tom White, fratellini prodigio non ancora ventenni, litigiosi come gli Oasis ma per ora meno sciupafemmine di loro, avendo trascorso l’intera adolescenza ad ascoltare musica (che altro avevano da fare a Brighton?) hanno poi deciso di riversare in blocco la loro collezione di dischi nell’album di debutto “Holes in the wall”, salutato da critica e pubblico come “ciò che potrebbe salvare il pop inglese”. Affermazione esagerata? Da un lato, forse sì: insegna la storia che la vita delle star è molto breve, a volte troppo, e che anche i piccoli White potrebbero scomparire da un momento all’altro (Dio non voglia).
Dall’altro è proprio vero che “Holes in the wall” è un disco ricco e straordinariamente stimolante. In cui trova posto un curioso e azzeccato patchwork sonoro, a suo modo capace di ridefinire davvero i confini del pop.
L’apertura dell’album, “Start again”, è un pezzo dall’atmosfera epica, che ricorda Ashcroft meno serio e pomposo; “Silent to the dark” fa venire in mente i Radiohead ma allo stesso tempo va oltre, e regge per nove interi minuti, un piccolo record; il ritmo punk di “Why do you try so hard to hate me” permette ai fratelli White di divertirsi un po’ e di scaricare la tensione, mentre la canzone che dà il titolo all’album incede languida e sontuosa, come un meritato “riposo del guerriero”, “This given line” e “Biting the souls of my feet” rievocano i fantasmi di Syd Barrett e soci, e l’ultimo brano dell’album, “Red balloon for me”, assomiglia (perdonate l’azzardo) a certi brani della premiata ditta Lennon-McCartney. Qua e là spunta un vocoder, e il saltuario uso dell’elettronica alla Air farà molto piacere agli schizzinosi cugini francesi (che del resto hanno già mostrato di apprezzare: leggere “Le monde” per credere).
In definitiva, un album che prende spunto da tutto senza copiare niente; un lavoro come si vorrebbe ce ne fossero molti, una bella prova, a suo modo audace. Che sia in grado di mettere in crisi lo status quo, sarebbe eccessivo sostenerlo; che sia invece capace (e anzi imponga) di far drizzare le orecchie, è senz’altro vero. Vi sembra poco?
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