«UN ALDO QUALUNQUE SUL TRENO MAGICO - Timoria» la recensione di Rockol

Timoria - UN ALDO QUALUNQUE SUL TRENO MAGICO - la recensione

Recensione del 02 mag 2002

La recensione

Un disco dai forti colori beat con incursioni nella psichedelia: la testimonianza dell’ultimo sforzo creativo dei Timoria è racchiusa in ben diciotto canzoni, undici delle quali faranno parte della colonna sonora del film “Un Aldo qualunque”, in cui Omar Pedrini recita la parte di un prete, don Aldo (protagonista della pellicola è Olmo, al secolo Fabio De Luigi). Un inno al rock e all’amore per la vita tratteggiato sul filo della nostalgia, colmo di riferimenti Seventies sia nelle musiche che nei testi (“Pace amore e rock’n’roll” è lo slogan di “Il mare nella strada”, la quinta traccia).
L’album si apre – per sfida? – proprio con “Casamia”, classificatasi ultima al Festival di Sanremo, e si svolge secondo un percorso musicale coerente e ben delineato, in cui la band bresciana fa il punto della situazione e arriva a una conclusione: le proprie radici non vanno mai tradite.
Lo dimostra la musica (tutta) e ne parlano i testi, come in “Non è divertente”, canzone che esprime rispetto e critica per Milano, città d’adozione di Pedrini. C’è una cover dei Bee Gees (“To love somebody”) e qualche brano in inglese, in cui i Timoria si muovono perfettamente a loro agio: è buona la prova di “Mr.Run” e anche il soul-blues da un lato scherzoso, da un lato arrabbiato di “Atomic Lovers” è divertente e ben ritmato. Convincenti le concessioni al jazz di “Caimano” e sensuale, seducente l’atmosfera languida della ballad “Helena song”, dal testo (inglese) essenziale ma efficace, mentre “Vivo alla giornata”, con la sua lunga intro strumentale, si apre al funk (e resta in zona). E’ curiosa la seconda cover dell’album, una reinterpretazione rockera della vecchissima “Symbolum ‘77”, la canzone di chiesa conosciuta e cantata da intere generazioni, giustificata dal ruolo del Pedrini-prete nel film in uscita a settembre. Il disco si chiude con il brano “Un treno magico”, degna conclusione corale-epica del grande sforzo produttivo della band. Che, dal canto suo, si schermisce: “Che volete che sia? Molte delle canzoni le abbiamo scritte on the road, tra un concerto e l’altro”.

(Paola Maraone)
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