«DOMANI SMETTO - Articolo 31» la recensione di Rockol

Articolo 31 - DOMANI SMETTO - la recensione

Recensione del 25 apr 2002

La recensione

Prima fase: lo scribacchino intravede l'occasione buona per stroncare un nome di richiamo e fare la figurona del giornalista indipendente che non si fa intimidire da quelli che vendono. C'è tutto quello che serve: un singolo che arriva sembra segnare il passaggio dallo spaghetti-funk allo spaghetti-punk (ma figuriamoci!), prima dell'album gli Articolo 31 hanno fatto un film da pernacchie in sala (il critico in realtà non l'ha visto, ma ha letto che faceva schifo), in coda alla lista dei brani c'è "The banana splits", proprio la canzoncina dei pupazzoni, riarrangiata punk. Che goffaggine! Ci avevano già pensato i Dickies un sacco di anni fa. Ma chi si credono di essere 'sti Articolo 31? E poi continuano a giocare ai giovanotti non allineati che sparano a zero su quelli omologati e schiavi del conformismo. Come se la maschera del ribelle non fosse una presenza fissa sul palcoscenico del nostro farsesco paese.
Seconda fase: il CD gira sul lettore. In effetti, non si può parlare di svolta punk. Sì, ci sono un po' di chitarre minacciose sparse, ma il sapore della zuppa è pur sempre quello dell'hip-hop. Ad esempio, "Passa il funk" ci starebbe anche su uno dei dischi vecchi. Il recensore implacabile punta ad altezza uomo sulla ruffianata di "Fuck you", convinto che sia l'immancabile pezzo con tanto di ospite famoso (Paola Turci) fatto per accontentare le radio. Ma ad ascoltarlo bene, non è neanche male. C'è la goliardata di "Pere", col doppio senso tra il frutto e le tette e… Non sarà un testo raffinatissimo, ma rispetto a roba tipo Bloodhound Gang siamo a livelli di alta letteratura. Ci sarà pure qualche caduta di gusto paurosa, vediamo un po'. Ecco qua: "Due su due", in cui J. Ax parla del fratello, quello dei Gemelli DiVersi. Chissà che sviolinata stile "tengo famiglia"… Niente da fare, le rime funzionano.
Terza fase: il critico saputello riascolta il CD e cala le arie da censore. L'album non gli sembra poi male. Niente di sconvolgente, ma dà una riverniciata rock agli Articolo 31, senza avere la pretesa di fare la "musica alternativa". Il tono di J. Ax sta fra il divertito e l'incazzato, con qualche punta di autocelebrazione (nel breve riepilogo della sua esistenza in "Noi no", ad esempio), ma regge bene il gioco. Poi arriva la traccia fantasma, "La ballata di Johnny Cannuccia", swingante e cantata in slang italo-milanese. Il giornalista pensa a Jannacci e Cochi e Renato, sorride e gli passa definitivamente la voglia di fare il maestrino. Anzi, domani smette.

(Paolo Giovanazzi)
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