«SMODATO TEMPERANTE - CONCERTO N.1 - Ginevra Di Marco» la recensione di Rockol

Ginevra Di Marco - SMODATO TEMPERANTE - CONCERTO N.1 - la recensione

Recensione del 09 apr 2002 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Esiste nel panorama italiano una voce femminile unica, non riconducibile alle interpreti “classiche” della canzone nazionale, né legata al modello delle “rockeuse”. Qualcuno la conosce come controcanto di Giovanni Lindo Ferretti nei C.S.I. prima, nei PGR poi. Qualcun altro l’avrà vista in tour con Max Gazzé. Qualcun altro ancora si ricorderà del suo bell’esordio, “Trama tenue”, che vinse anche la Targa del Premio Tenco del 2000 come migliore opera prima.
Questa voce è quella di Ginevra Di Marco, e questo “Smodato temperante”, pubblicato da Il Manifesto alla cifra popolare di 8 euro, è un’ottima occasione per (ri)scoprirla.
Nelle 11 tracce del disco, registrate dal vivo al Teatro Niccolini di San Casciano Val Di Pesa (Firenze), la Di Marco affronta un repertorio originale e non, quanto mai vario, che rende difficile definire la sua musica. Diversi brani sono quelli di “Trama Tenue”, rielaborati in una versione tendenzialmente più acustica. Già il disco appariva di difficile catalogazione, un pregio, e se possibile questo live complica ancora di più la vita. “Neretva” è una ballata, ma non nel senso tradizionale del termine, così come “Canto di accoglienza” e “Trama tenue”, che termina su accordi rock che ricordano quelli di “Heart of gold” di Neil Young; “Le grandi scoperte”, “Luce appare” sono invece più inclini al rock. Non mancano accenni alla musica etnica, soprattutto in due “cover”: “Khorakhané” del De André/Fossati di “Anime salve” e quella “Ederlezi” resa celebre da Goran Bregovic e già cantata nei C.S.I.. Tutto questo panorama variegato è tenuto insieme dagli arrangiamenti (nella band spicca la presenza di Francesco Magnelli, compagno di vita e musicale con i C.S.I.) ma soprattutto dalla stupenda voce di Ginevra, davvero una delle più potenti e versatili del panorama musicale italiano.
Forse proprio questa sua versatilità può essere, in termini di “marketing” un difetto: è difficile catalogare, quindi “vendere”, un disco sfaccettato come questo. Ma in termini artistici è ciò che rende unica questa artista, e questo è ciò che ancora conta, per fare della buona musica.

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