«EVANGELINE MADE- A TRIBUTE TO CAJUN MUSIC - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - EVANGELINE MADE- A TRIBUTE TO CAJUN MUSIC - la recensione

Recensione del 15 apr 2002

La recensione

La colonna sonora di “O brother, where art thou?” ha dimostrato che si può: finire in classifica, rastrellare dischi di platino e fare incetta di premi (Grammy) con un album di musica autenticamente tradizionale e apparentemente fuori moda, concepito con criteri “moderni” ma filologicamente corretto nei contenuti. D’accordo, il film dei fratelli Coen ha dato una mano, ma non sarà stata piuttosto la qualità della soundtrack a fare la fortuna della pellicola? Un magico intreccio tra musica e immagini aveva proiettato in un insperato olimpo, qualche anno prima, anche i cubani ottuagenari di “Buena Vista Social Club”, complici Wim Wenders e Ry Cooder, e fin da allora il messaggio era apparso chiaro: le musiche tradizionali possono suonare fresche e rigeneranti come novità di stagione alle orecchie di un pubblico cui il pop artificioso e standardizzato è venuto a noia.
Meriterebbe altrettanta fortuna, oggi, questo impeccabile omaggio alla musica cajun, patrimonio gelosamente difeso e rinfocolato dalla comunità rurale e francofona che abita la regione sud-occidentale della Louisiana: una tradizione che vanta anch’essa, tra l’altro, qualche trascorso cinematografico (nel bello e sottovalutato “Southern Comfort” di Walter Hill, 1981, inopinatamente tradotto in Italia col titolo di “I guerrieri della palude silenziosa”). C’era ancora una volta lo zampino di Cooder, in quella (mai pubblicata su disco) colonna sonora, accanto a Marc Savoy, fisarmonicista e custode primo dell’eredità “acadienne” la cui moglie Ann, cantante e chitarrista, è l’ideatrice/coordinatrice di questa affascinante collezione di canzoni. Non le è stato difficile, confessa nelle note di copertina, convincere un bello stuolo di star e di musicisti di alto rango ad immergersi anima e corpo nelle sonorità acustiche e spettrali del bayou country, a dispetto dell’ostacolo rappresentato dalla lingua francese: potenza di una musica che su molti esercita un forte potere di suggestione. Ed ecco dunque affiancarsi ai campioni del genere (Marc e la sua fisarmonica ad otto tasti, lo spiritato violinista Michael Doucet) un cartellone di prim’ordine e vasta appetibilità “crossover”: ma non pronunciate quella parola in presenza della signora Savoy, perché di “imbastardimenti” e “contaminazioni” qui non se ne parla proprio, ed è anzi la totale aderenza ai canoni tradizionali ad alzare il tono generale del disco. Il discorso vale per Linda Ronstadt come per David Johansen: lei, adusa a misurarsi con repertori tradizionali, si affianca ad Ann in due occasioni dando origine a un “blend” vocale dal retrogusto agrodolce e robusto (splendida “La chanson d’une fille de quinze ans”); lui, che di recente si è reinventato nei panni di archeologo musicale andando alle radici della American music, regala il momento più ironico e ruspante della raccolta interpretando il disincantato “loser” di “Ma mule”. Anche Richard e Linda Thompson (per lei prima apparizione su disco in 17 anni, a parte alcune sporadiche collaborazioni con David Thomas!) con la musica cajun vantano molteplici frequentazioni, che per il chitarrista risalgono addirittura ai tempi dei Fairport Convention. La sua “Les flammes d’enfer”, per sola voce e chitarra, recupera il nitido arpeggio acustico di uno dei suoi cavalli di battaglia, “1952 Vincent Black Lightning”, mentre la ex consorte sfoggia un timbro più scuro di un tempo ma la stessa impagabile inclinazione per ballate e valzer spezzacuori in due diverse selezioni del disco. Non poteva mancare neppure il californiano John Fogerty, visionario inventore dello “swamp rock” e cittadino onorario della Louisiana, che al celebre standard “Diggy liggy lo” imprime la sua inossidabile energia a dispetto di un arrangiamento, come tutti gli altri, rigorosamente “unplugged”. Si muovono a loro agio anche Patty Griffin e il country singer Rodney Crowell (con qualche pennellata western swing), mentre le sorprese arrivano soprattutto da Nick Lowe, alle prese con una cover di George Jones (a dispetto delle apparenze, anche il compassato britannico non era digiuno in materia), e dall’ex Lone Justice Maria McKee, il cui vibrato dona un tocco di enigmatica inquietudine alla conclusiva “Tout un beau soir en me promenant”. Ovunque lo spirito rustico e selvatico della musica cajun, i suoi ritmi tambureggianti e le sue malinconie ataviche regnano sovrane. Con il bluegrass appena riassurto agli onori dei media e del mercato, è tempo per un nuovo revival.

(Alfredo Marziano)

TRACKLIST

01. Vagabond special
02. La chanson d’une fille de quinze ans (Ann Savoy featuring Linda Ronstadt)
03. Diggy liggy lo (John Fogerty)
04. Je veux plus te voir (Linda Thompson)
05. Pa Janvier, laisse moi m’en aller (Patty Griffin)
06. Les flammes d’enfer (Richard Thompson)
07. Ma mule (David Johansen)
08. Ma blonde est partie (Maria McKee)
09. Blues de Bosco (Rodney Crowell)
10. O, ma chère ‘tite fille (Ann Savoy featuring Linda Ronstadt)
11. Valse de Balfa (Linda Thompson)
12. Two step de prairie soileau
13. Arrète pas la musique (Nick Lowe)
14. Tout un beau soir en me promenant (Maria McKee)
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