«LIVE IN PHILADELPHIA - Voices On The Verge» la recensione di Rockol

Voices On The Verge - LIVE IN PHILADELPHIA - la recensione

Recensione del 06 mar 2002

La recensione

Una chicca imperdibile che nasce nel solco della miglior tradizione del cantautorato femminile Usa, e dalla collaborazione (raro ma vero) di quattro donne che han molto da insegnare a colleghe più famose di loro. Le signore in questione sono Erin McKeown, Jess Klein, Beth Amsel e Rose Polenzani, da sempre frequentatrici di folk-pop e dintorni: ciascuna di loro ha all’attivo lavori importanti, solisti e non. “Live in Philadelphia” è un disco registrato dal vivo davanti a un piccolo pubblico, adatto a chi ama ascoltare una musica che favorisca la riflessione e a chi vuole lasciare vagare i pensieri senza ingabbiarli in schemi troppo rigidi; un disco in cui le rock ballad (“Heaven release us”) si alternano al gospel e ai brani a cappella (come la suggestiva “Hunger”); un disco, infine, in cui quattro diverse voci si mescolano e si sovrappongono senza mai arrivare a fondersi totalmente, quasi che le quattro componenti del gruppo desiderassero conservare, chiare e distinte, le proprie identità.
Strumentazione semplice (chitarra acustica alternata a quella elettrica, un piano che fa capolino ogni tanto suonato dalla Polenzani, il clarinetto della Klein e poi il djembe, piccolo strumento a percussione africano: questo e poco altro è “Voices on the verge”, le cui canzoni (dodici in tutto) sono regolate da un meccanismo democratico. Ogni brano è cantato da chi l’ha scritto, e il resto del trio suona, con squisita alternanza. A questo proposito si può aggiungere che i pezzi più riusciti sono forse quelli cantati da Erin McKeown (“Didn’t they”, con accenti jazz, poi “Softly Moses” e “Blackbirds”), e che i meno entusiasmanti sono quelli con la voce della Polenzani (che però suona il piano in maniera garbata), mentre la Klein e la Amsel si assomigliano molto tra loro. A parte un brano particolarmente sfortunato (“Thom II”), questo “Live in Philadelphia” è, sorpresa, un disco bello dall’inizio alla fine, caldo e simmetrico, con un ottimo (e inusitato) equilibrio tra vuoti e pieni: lunga vita alle “Voices on the verge”...

(Paola Maraone)
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