«OLD SOULS & WOLF TICKETS - Chuck E. Weiss» la recensione di Rockol

Chuck E. Weiss - OLD SOULS & WOLF TICKETS - la recensione

Recensione del 21 feb 2002 a cura di Diego Ancordi

La recensione

“Canta come se il demonio lo stesse inseguendo” ha detto di lui l’amico Tom Waits. C’è da credergli se consideriamo che Chuck E. Weiss è praticamente cresciuto in un club di Denver dove transitavano tutti i migliori bluesman in circolazione. E da quando riuscì ad esibirsi come batterista insieme a Lightnin’ Hopkins possiamo dire che Chuck E. abbia venduto l’anima al diavolo, proprio come Robert Johnson e chissà quanti altri. La Musica del Diavolo sarà infatti a lungo la sua compagna, che frequenterà prestando la sua opera artistica al servizio di personaggini di poco conto come Willie Dixon, Muddy Waters, Doctor John o Spencer Davis. E quando se ne staccherà sarà per stringere un’intensa amicizia con Tom Waits, anima tra le più inquiete nel firmamento rock americano, e con la (allora) compagna di Waits, Rickie Lee Jones, che gli dedicherà il brano “Chuck E’s in love” (i tre hanno bazzicato a lungo insieme al Tropicana Motel di Los Angeles negli anni ’70). Tutto ciò fra un concerto e l’altro, fra un locale e l’altro, fra una città e l’altra, ma sempre in quell’America dove puoi incontrare Bruce Springsteen, Tom Petty o Johnny Cash e berci una birra in compagnia.
“Old souls & wolf tickets” è il terzo album di Chuck E. Weiss in 18 anni. La lunga assenza dal mercato discografico era stata interrotta nel 1999 da “Extremely cool” e questo lavoro arriva contro ogni aspettativa perché non è stato necessario che i nostri figli raggiungessero la maggiore età per ascoltarne il seguito. In più, “Old souls & wolf tickets” è un disco stupendo, cosa su cui invece non si sarebbero mai nutriti dubbi; sospeso fra le radici blues, il sound meticcio di New Orleans e le strampalate atmosfere a cui ci ha abituati Tom Waits, ci catapulta in un’America notturna, alcoolica e bukowskiana che torbidamente ci avvolge e ci imprigiona. L’album si apre con “Congo Square at midnight”, sospesa fra una parata carnevalesca in maschera e un rito voodoo, per attraversare le radici blues (“It don’t happen overnight”), il boogie-woogie tradizionale (con il classico “Down the road a piece”), le sue diramazioni elettriche alla Elmore James (“Tony did the boogie”) e quelle swamp (“Two-Tone car”), il country-folk (“Sneaky Jesus”), il doo-wop (“No hep cats”), il jazz (“Bloody Alley”), sgangherate elucubrazioni waitsiane (“Sweetie-O”, “Piggly Wiggly”), tribali cavalcate western degne dei Tito & Tarantula di “Dal tramonto all’alba” (“Jolie’s Nightmare”), fino al conclusivo “Dixieland funeral”. Più una traccia multimediale con il video di “Cub Scout Suit”. Insomma, l’America che viaggia su un battello lungo il Mississippi, poi prende un taxi e arriva al quartiere francese passando per la Bamboo Road, Congo Square e Bourbon Street.
Non sappiamo cosa abbia portato Mr. Weiss a pubblicare due album in tre anni, forse la trionfale e affettuosa accoglienza tributata dalla stampa mondiale a “Extremely cool” lo ha galvanizzato. Ora non sappiamo cosa succederà ma avviamo tutti i riti magici perchè Chuck E. ci delizi ancora con nuovi album in un futuro non troppo lontano. Ma una strana coincidenza ci dà la speranza che il voodoo non serva: “Old souls & wolf tickets” giunge poco dopo lo splendido “Live at Red Rocks” di Rickie Lee Jones e anticipa di poco l’uscita di ben due cd di Tom Waits. Il trio del Tropicana è tornato (pare con la benedizione di Screamin’ Jay Hawkins) e questo vale più di ogni rito!

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