IL PRINCIPE E ILPIRATA (COLONNA SONORA)

Wea (CD)

di Luca Bernini

L’esordio di Edoardo Bennato come autore di una colonna sonora arriva tardi, nella sua carriera, ma con tutti i crismi: l’artistachenonvuolediventaregrande incrocia la spada con il penultimo enfant prodige (l’ultimo è Muccino) del cinema italiano, Leonardo Pieraccioni, e del suo “Il principe e il pirata”. Per lui, e per il suo pard Massimo Ceccherini – talmente incontenibile che nel booklet del cd fa lui la figura del protagonista e Pieraccioni quella della spalla – Bennato scrive due bei temi strumentali di mestiere (“Il principe e il pirata” e “Gimondi”), una canzone portante che omaggia il mondo del cinema e i suoi grandi sogni (“Puramente casuale”, decisamente buona nella grinta e nell’arrangiamento), e altri brani d’atmosfera (“Every morning”, “Ma lumiere”), dà spazio a una canzone di Pieraccioni (“Aspettare”, cantata dal regista), a una cover di Harry Belafonte (“Coconut woman”) e per il resto si affida a qualche ripescaggio del suo passato. “E’ stata tua la colpa”, in versione completamente riarrangiata, era uno dei momenti più celebrati del suo album capolavoro “Burattino senza fili”, mentre “Angeli no” è uno dei brani più significativi del suo repertorio più recente. Ho lasciato per ultimo il vero gioiello di questa raccolta, “La fiera dei buoni sentimenti”, canzone già presente, e allora poco considerata, sull’album “Se son rose fioriranno” del 1993. Sembra davvero di tornare al Bennato migliore, quello di “In prigione in prigione”, “Dotti, medici e sapienti”, alla sua capacità geniale e inarrivata di fare poesia, critica sociale e satira al tempo stesso. Brano dylaniano nella struttura, “La fiera dei buoni sentimenti” è stato riscritto in parte nel testo, e adesso parla di Tangentopoli, di punkabbestia, centri sociali occupati, di terzo mondo e civiltà allo sbando. Una canzone perfetta, che da sola vale questa raccolta: per il resto, “Il principe e il pirata” dimostra chiaramente che il bagno di popolarità fatto da Bennato grazie agli spot TIM è servito a rimetterlo in sella e a farlo nuovamente sentire padrone in casa sua, come dimostra l’ottima fattura di “Puramente casuale”. Concetto indigesto da ammettersi, forse, ma innegabile: la pubblicità gli ha fatto bene.