«INSIGNIFICANCE - Jim O'Rourke» la recensione di Rockol

Jim O'Rourke - INSIGNIFICANCE - la recensione

Recensione del 16 gen 2002

La recensione

Sembra ormai acquisita la doppia natura della uscite discografiche di Jim O’Rourke. Da una parte ci sono i lavori più sperimentali e le sortite in territori rumoristi: il suo impegno come membro aggiunto dei Sonic Youth ad esempio coincide con un momento piuttosto radicale per il gruppo newyorkese. L’altra faccia della medaglia sono lavori solisti orientati invece verso canzoni di impianto più tradizionale. Fino a un certo punto però, perché O’Rourke non è il tipo di autore che si accontenta di restare nei limiti imposti dal pop. Gli piacciono deviazioni e deroghe alle strutture più canoniche. Per ora, chi lo aveva apprezzato ai tempi del Gastr Del Sol, lo ha seguito anche in questa versione più leggera, come ha dimostrato l’ottima accoglienza riservata a “Eureka”.
“Insignificance” è un altro lavoro dell’O’Rourke più accessibile, e si avventura in un territorio apparentemente arido e privo di sbocchi. L’album infatti suona come un tentativo di resuscitare il rock da radio FM americana degli anni ‘70, uno stile che non è mai sembrato al centro dei pensieri degli appassionati di rock sotterraneo, se non come termine di paragone negativo. Un segnale di novità? Forse fra breve per capire il rock americano più “avanti” sarà necessario studiare i Fleetwood Mac? Tutto è possibile. Quello che conta è che il chitarrista di Chicago esce indenne da un’impresa potenzialmente suicida, evitando con destrezza la goffa tentazione di fare una ricostruzione filologica dei suoni del periodo. Il riff iniziale di “All downhill from here” può anche sembrare pescato da qualche hit parade USA di venticinque anni fa, ma nessun gruppo dell’epoca avrebbe infilato nel pezzo uno stralunato break come quello ideato da O’Rourke. Lo stesso vale per “Memory lane”, rock cantautorale che sembra legare insieme tre o quattro canzoni diverse senza però confondere le idee. L’unico appunto che si può fare è che la voce di O’Rourke è piuttosto sottile e non regge del tutto l’episodio più rock, “Therefore I am”. In compenso, funzionano bene i brani più delicati, come “Good times”, dai toni malinconici e country. Ma se il titolare del disco non si fosse guadagnato un ampio credito di stima con i lavori passati, il pur piacevole “Insignificance” sarebbe stato accolto con lo stesso interesse che ha suscitato?

(Paolo Giovanazzi)

TRACKLIST

01. All downhill from here
02. Insignificance
03. Therefore I am
04. Memory lane
05. Good times
06. Get a room
07. Life goes off
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