«AMETHYST ROCK STAR - Saul Williams» la recensione di Rockol

Saul Williams - AMETHYST ROCK STAR - la recensione

Recensione del 25 dic 2001

La recensione

Questo album si è classificato al 14° posto nella classifica dei dischi dell’anno stilata da Rockol.

Chi ha detto che l’hip hop si sia ridotto a canzoncine ballabili e a clip pieni di pin up seminude e macchine di lusso ? Le jam di Saul Williams – già protagonista di “Slam”, film giustamente premiato a Cannes e ingiustamente ignorato dal pubblico italiano – riportano, per rigore e spessore artistico, alle origini della “parola musicata”, quasi alla poesia beat, a Ginsberg, ai giochi d’assonanze ed ai virtuosismi verbali che portarono Dylan a comporre quel capolavoro che è “Subterranean homesick blues”. Certo, perché per gustare appieno “Amethyst rock star” occorre uno sforzo in più, da parte di noi bianchi europei abituati alle “ghetto culture” preconfezionataci da MTV: l’hip hop di Saul è essenzialmente poesia, dove la parola riacquista il suo ruolo originale di protagonista, dove la forma (le rime, il groove) si sposa perfettamente alla sostanza per dare origine ad una delle più belle sorprese provenienti dal mondo del rap. Chi già aveva adocchiato l’ultima creatura di Mike Ladd (amico di Williams, anche lui del giro della Newyorican Poet’s Cafe), Infesticons, non potrà non apprezzare il convulso lirismo di Saul, che con grandissimo gusto riesce, nel suo ultimo album, a fondere mirabilmente musica suonata a campionamenti e turntablism, spaziando dal drum’n’bass al dub (e sfoderando, sul finale, una lancinante chitarra di matrice hendrixiana, per non parlare di “Om nia merican” - dietro i tamburi c’è Chad Smith -, furioso inno di battaglia che farebbe invidia ai Rage dei tempi che furono), riuscendo comunque a mantenere un’atmosfera ed uno stile molto personali ed omogenei. E’ un pugno nello stomaco (gradevolissimo) “Amethyst rock star”, che per una volta tanto ci fa dimenticare quanto sia caduto in basso – oggi come oggi – il rap mainstream: da prescrivere, senza ricetta, a quanti pensano che l’hip hop, quello vero, sia quello che passano a TRL.

(Davide Poliani)
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