«7 WORLDS COLLIDE - Neil Finn» la recensione di Rockol

Neil Finn - 7 WORLDS COLLIDE - la recensione

Recensione del 10 dic 2001 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Ci sono musicisti che sono in grado di ricreare la magia originaria della musica: una bella melodia, pochi strumenti, tanto pathos. Uno di questi è sicuramente Neil Finn, e questo nuovo disco dal vivo "7 worlds collide" ne è la prova più evidente.
Neil, per chi non se lo ricordasse, era la mente degli indimenticati Crowded House, e prima ancora degli Split Enz, due dei migliori gruppi pop-rock giunti dall’emisfero meridionale (dalla Nuova Zelanda, per la precisione). Con un paio di canzoni (“Weather with you” e soprattutto “Don’t dream it’s over”, quest’ultima tradotta pure –ahinoi- da Antonello Venditti) i Crowded House hanno scalato le classifiche di mezzo mondo. Ma il loro successo, per quanto ampio, non è comunque paragonabile alla loro credibilità, soprattutto presso i colleghi musicisti. Finn ha deciso così di cogliere i frutti di queste sue amicizie, organizzando una mini tournée nella terra natia con alcuni affermati colleghi: Eddie Vedder, Ed O’brien e Phil Selway (rispettivamente chitarra e batteria dei Radiohead), l’ex-Smiths Johnny Marr, la violinista Lisa Germano, il fratello Tim. Il risultato è questo stupendo documento live, certamente uno dei migliori dischi dal vivo degli ultimi anni.
Nelle 17 canzoni Neil rivisita il proprio repertorio, fin dagli esordi con gli Split Enz, dividendo la scena con i compagni, facendo loro cantare le proprie canzoni o cantando quelle altrui. Ben quattro duetti con Eddie Vedder, uno più bello dell’altro (stupenda la versione di “Parting ways” dei Pearl Jam), una bellissima cover di “There is a light that never goes out” (Smiths). E poi piccoli inni come i due citati hit dei Crowded House, per un disco che dura oltre settanta minuti senza mai mostrare la corda.
Qualcuno, non a torto, ha detto che questo è un live d’altri tempi. E’ vero: è fatto solo di musica e talento, nulla più. Oggi la musica, nel bene e nel male, è fatta di tante altre cose. Ma fa piacere comunque tornare alle sue origini con dischi come questo. Consigliatissimo.

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