«PLANETA ESKORIA - Ska-P» la recensione di Rockol

Ska-P - PLANETA ESKORIA - la recensione

Recensione del 14 dic 2001

La recensione

Chi compilerà uno di quei riassunti sul rock del primo decennio di questo secolo dovrà necessariamente fare cenno allo ska, dato lo spazio che ha occupato nella scena underground, sia in Europa che negli Stati Uniti. E lo sventurato dovrà scovare i titoli dei dischi fondamentali, un compito non facile se l’andazzo della scena dovesse restare quello attuale. La maggior parte dei gruppi dediti allo ska sembra infatti dare il meglio soprattutto sul palco, accontentandosi di registrare album anche gradevoli ma che difficilmente lasciano il segno. “Planeta eskoria” non fa eccezione, offre la curiosità del cantato in spagnolo, ma non lascia particolari tracce del suo passaggio. Detto ciò, si tratta di un lavoro comunque interessante per chi segue il genere: gli Ska-P sembrano avere imparato i fondamentali dai gruppi della Two-Tone e dallo ska-core più che dai dischi di Desmond Dekker o Prince Buster, non hanno un’inventiva prodigiosa ma hanno l’energia necessaria per non annoiare e qualche melodia azzeccata (“Como me pongo” ad esempio). I contenuti dei brani e l’immagine con cui si presentano si prestano però a qualche controversia. Gli Ska-P appaiono infatti come una brigata proletaria di skin e crestati anarcoidi, arrabbiati ma decisi a divertirsi, sputano volentieri veleno sul militarismo USA (“Tío Sam”) e sulla barbarie della corrida (“Vergüenza”) con toni da volantino militante, utilizzano una foto di copertina in cui la giustizia è crocefissa su un simbolo del dollaro che reca impresso un codice a barre. Come tocco finale, la sigla “I.N.R.I” dell’iconografia cattolica viene sostituita da quella del Fondo monetario internazionale. Obiettivi e polemiche classiche dell’antagonismo da centro sociale, che cozzano con il marchio BMG in bella mostra sul retro del CD. La cinica multinazionale si limita a fare il suo lavoro, mettendo sotto contratto un gruppo molto popolare in Spagna e non solo (il recente tour italiano è stato un successo e ha rilanciato “Planeta eskoria”, pubblicato nel 2000). La credibilità ideologica della band però scricchiola: puntualmente, sono arrivate le accuse di sfruttamento commerciale della rivoluzione (o meglio della retorica rivoluzionaria). Chi sono dunque gli Ska-P? Arrivisti pronti a cavalcare la protesta o un’avanguardia che è riuscita a entrare nel sistema imponendo le proprie regole? Il dibattito è aperto. Ma quando l’ideologia diventa una zavorra così pesante di solito la musica non ci guadagna.

(Paolo Giovanazzi)
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