«K'S CHOICE LIVE - K's Choice» la recensione di Rockol

K's Choice - K'S CHOICE LIVE - la recensione

Recensione del 18 gen 2002 a cura di Luca Bernini

La recensione

Ho conosciuto i K’s Choice, come molti altri, grazie ad un singolo che si intitolava “Not an addict”, estratto dall’album “Paradise in me”. Era il 1995, e con quell’album il gruppo belga era riuscito a mettere bene in luce le proprie qualità, producendo un pop-rock - ruvido in alcuni momenti e assai delicato e intimista in altri - di stampo tipicamente anglosassone, riuscendo ad essere convincente e quasi originale, cosa decisamente rara per un gruppo proveniente da un paese dalla cultura musicale acquisita (belgi e olandesi sono bombardati, sin da piccoli, con programmi di intrattenimento direttamente in inglese). Con i successivi album, “Coccon crash” e “Almost happy” (e in special modo con quest’ultimo), il gruppo aveva continuato a convincermi, nonostante da allora a oggi la sua popolarità in Italia sia rimasta totalmente immutata: passato il momento del fulgore, sono in pochi a ricordarsi di loro. Eppure all’estero le cose devono andare diversamente, se la loro casa discografica ha deciso di pubblicare un doppio album dal vivo, opportunità che si offre normalmente ad artisti dal seguito sicuro e diffuso. Se la cosa da un lato mi rincuora, perché questo significa che da qualche parte c’è qualcuno che ama i K’s Choice, dall’altro devo riconoscere che questo live non aggiunge molto a quanto già fatto dal gruppo e che le 22 canzoni infilate sui due CD alla fine diluiscono non poco il risultato finale. In sintesi: questo live propone una bella carrellata di canzoni (“Believe”, “Not an addict”, “Amost happy”, “Another year”, “Live for real”, “Mr Freeze”, “Shadowman”...), ma nel complesso ci sono più momenti medi che picchi, e alla fine la tensione inevitabilmente scende. Insomma, c’era proprio bisogno di un doppio, per un gruppo che ha alle spalle 4 album di studio? O non sarebbe stato più che sufficiente lavorare meglio sulla scaletta da proporre e fare un solo CD molto più bello? Inoltre i brani sono più o meno riproposti con gli stessi arrangiamenti già presenti sugli album di studio, se si eccettua qualche episodio, come “Mr. freeze”, in versione quasi acustica rispetto al ribollire di chitarre che caratterizzava la versione originale. E quindi a maggior ragione non si vedre la ‘specialità’, anche solo musicale, di questo progetto. “Live” potrebbe essere un buon acchiappo per quanti non abbiano niente in casa della band dei fratelli Bittens, ma per quanti conoscono già le loro canzoni per averle amate sui dischi forse non è un disco su cui investire danaro. Addirittura eccessiva, poi, la protezione data all’album dalla casa discografica, che l’ha stampato sottoponendolo ad un procedimento grazie al quale il doppio CD non può essere letto - e quindi ascoltato - su un PC, né tanto meno su un Mac. Detto che la battaglia contro la pirateria sta diventando sempre più un “a mali estremi, estremi rimedi”, in questo caso non si può non far presente che sono numerosi, ormai, gli utenti di musica che ascoltano i propri CD grazie al computer (soprattutto i possessori di Mac), e che non hanno necessariamente un impianto stereo a disposizione. Passi per i quattro gatti che in Italia seguono il gruppo, ma cosa dovranno fare gli altri? Acquistarsi uno stereo per poter ascoltare un CD? O farselo registrare da un amico su cassetta, come si faceva una volta?

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