«KILL YOUR DARLINGS - Kid Loco» la recensione di Rockol

Kid Loco - KILL YOUR DARLINGS - la recensione

Recensione del 04 dic 2001

La recensione

Non c’è che dire, un bel tipo questo Kid Loco. Chi cerca di incasellarlo come qualcosa di definibile come una via di mezzo tra Dimitri From Paris e gli Air coglie soltanto parzialmente nel segno, perché Kid Loco, in tutta umiltà, è molto di più, anche sul versante più propriamente artistico. Al primo ascolto “Kill your darlings” sembrerebbe l’album diario di uno psicotico musicale, capace di mettere a fuoco pezzi di qualsiasi genere, purché accomunati dall’idea di non avere uno stile in comune. E’ soltanto dopo qualche ascolto - fatto mentre in testa ronza la solita ossessiva domanda: «ma ‘sto Kid Loco, chi c**zo è?» - che l’album si mette a girare nel verso giusto, o forse è la testa che si mette a girare nella stessa direzione del disco. E allora viene fuori il ritratto di un artista sui generis, figlio di Robert Johnson e del suo blues parente del diavolo (“Lucy’s talking”, “Here come the munchies”, “Three feet high reefer”) almeno quanto lo è del grande degenerato del pop francese Serge Gainsbourg (“Gypsie good time”) e dei Velvet Underground in versione pellicciata (“Cocaine Diana”, “I want you”), senza dimenticare dei tipici intermezzi strumentali che abbracciano Air, Floyd, psichedelia e un po’ di sana elettronica à la parisienne (“Going round in circles”, “I can’t let it happen to you”, “Horsetown in vain”). Il tutto è assemblato in maniera pregevole e gustosa, rendendo “Kill your darlings” un album ironico e sexy, pieno di rime interessanti e di panorami sonori decisamente intriganti. Uno dei pregi ulteriori di questo lavoro è la sua essenzialità, il suo non essere mai ridondante, pregio cui si aggiunge la sua dimensione artigianale, sempre ben evidenziata. Per dirla in altre parole, “Kill your darlings” è un album che nasce all’interno di una sola casa per parlare a chiunque, ed evidenzia bene la grande libertà creativa e artistica di questa nuova stirpe di musicisti, sempre più in grado di elaborare un prodotto finito in totale autonomia. E di creare, come in questo caso, del sano stupore.
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