«MUSIC FOR THE MORNING AFTER - Pete Yorn» la recensione di Rockol

Pete Yorn - MUSIC FOR THE MORNING AFTER - la recensione

Recensione del 10 nov 2001

La recensione

E’ raro che un disco di rock’n’roll alquanto dritto, scarno ed essenziale possa arrivare a colpire l’immaginazione di chi, per passione o mestiere, ascolta molta musica. E questo per una serie di motivi, il primo e il più importante dei quali è che per farlo deve combattere contro una concorrenza più che agguerrita, costituita da dischi pronti a farsi ascoltare, che reclamano spazio e tempo. E allora un album come questo rischierebbe di passare inosservato, di fronte alla lista interminabile di priorità, se non fosse che quando, prima o poi, viene il suo turno, riesce a giocare bene le sue carte. Pete Yorn è un giovane chitarrista e compositore del New Jersey, che arriva a questo debutto dopo un periodo sufficientemente lungo di gavetta. Le sue sono, o sembrerebbero, canzoni normali, capaci di far rivivere la tradizione degli storytellers un po’ sghembi alla John Hiatt e di mescolarla alla grande prateria del rock americano, il tutto senza però mai oltrepassare una dimensione in qualche modo ‘minimale’ della sua proposta. Di fatto “Musicforthemorningafter” è una galleria di ritratti, che pescano anche nelle diverse influenze letterarie e cinematografiche del nostro: “Murray”, ad esempio, è stata scritta ad Auckland, in Nuova Zelanda, dopo aver letto “Heroes & Villains”, una biografia dei Beach Boys, ed è dedicata a un’attrice che viveva nella casa in cui viveva Murray Wilson. “Sense” è invece stata ispirata da Cole Sear, il personaggio interpretato da Haley Joel Osment ne “Il sesto senso”, mentre “Simonize” è una trasposizione per molti versi romantica della storia di Jack lo Squartatore. Ma non mancano parentesi narrative più personali, come le distanze che affiorano nell’intimità ormai compressa di due persone (“Just another”), oppure la cella del carcere che affiora nella storia di “Strange condition”. Nonostante non siano certo questi i tempi in cui si sprecano riflettori per musica così convenzionale, Pete Yorn rimane nondimeno un personaggio - verrebbe da dire un talento - da considerare e seguire con attenzione.

(Luca Bernini)
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