«RINGS AROUND THE WORLD - Super Furry Animals» la recensione di Rockol

Super Furry Animals - RINGS AROUND THE WORLD - la recensione

Recensione del 02 nov 2001 a cura di Davide Poliani

La recensione

Basteranno i meri contenuti musicali ad esaurire il discorso su “Rings around the world”, album (sempre che così lo si voglia chiamare) che probabilmente iscriverà il nome dei Super Furry Animals nella storia della musica alla voce “innovatori”? Dopo ripetuti ascolti, e dopo la visione del prodotto “integrale”, ovvero del DVD che permette una fruizione interattiva del prodotto, risulta davvero difficile dare una risposta univoca e che non lasci spazio a dubbi (il supporto digitale interattivo presenta infatti “Rings around the world” come una sorta di menù audio-visuale: inserendo il DVD nel lettore è infatti possibile compilare una sequenza di brani personalizzata che non rispetti la tracklist predefinita dell’album).
Da una parte, infatti, risulterebbe davvero ingiusto negare all’”album” una propria autonomia artistica: il lavoro compiuto dalla band gallese è infatti estremamente interessante, e soprattutto sincero. Esiste sempre il rischio, sperimentando, di scadere nell’esercizio di stile, nell’autocitazione fine a se stessa: i Super Furry Animals riescono invece nel coniugare ricerca (pensiamo agli innumerevoli sprazzi acidi e distorti che costellano la sequenza dei brani, o alle incursioni elettronico minimali che spesso fanno da liason tra una canzone e l’altra) alla gloriosa tradizione pop inglese. Non sarebbe affatto sbagliato considerare questo disco come un discendente diretto dei capolavori beatlesiani: canzoni come “It’s not the end of the world?” lo dimostrano perfettamente, così belle nella loro semplicità eppure così ricche di spunti che col pop, come viene inteso ai piani alti delle major, hanno davvero poco a che fare.
D’altro canto, si ha la perenne e sgradevole sensazione, ascoltando l’album, di trovarsi al cospetto di un prodotto in qualche modo mutilato o incompleto, nonostante il tentativo di rimuovere la suggestione provocata dalla visione del progetto grafico che completa l’opera. Non perché le atmosfere richiamino con eccessiva veemenza il contesto extra-musicale (come in “Touch sensitive”, per esempio), o perché le canzoni spesso rinuncino a incipit e code canoniche in favore di digressioni strumentali di notevole complessità: semplicemente, i Super Furry Animals sono stati così bravi a realizzare questo loro progetto da non avere la presunzione di mettere loro stessi, e quindi la loro musica, al centro della scena, riuscendo così a conferire un’omogeneità davvero rara al prodotto finito. In sostanza, non sono i video a completare la musica o viceversa: in “Ring around the world” suoni e immagini si rincorrono e si confrontano in assoluta armonia, lasciando alle sette note una sorta di “statuto speciale” capace di affrancare, seppur con le dovute rinunce, la fruizione auditiva da quella visiva.
Detto questo, non è scontato che “Rings…” incontri i favori dei fan di vecchia data dei Super Furry Animals: eventuali detrattori potranno evidenziarne l’approccio a tratti troppo celebrale o l’estetica forse eccessivamente ricercata. Ma questi pochi peccati (assolutamente veniali, se confrontati ad altri commessi dai big del pop d’oltremanica) fanno fatica a scalfire, anche presso i più critici nei confronti di questo prodotto, il fascino disarmante e misterioso che “Rings around the world” sa suscitare.

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