«TOO CLOSE TO HEAVEN - Waterboys» la recensione di Rockol

Waterboys - TOO CLOSE TO HEAVEN - la recensione

Recensione del 29 ott 2001

La recensione

Il sottotitolo recita “le sessioni inedite di Fisherman’s blues”. Ma questo “Too close to heaven” non è un semplice disco di inediti registrati quasi quindici anni fa.
Un po’ di storia, per cominciare: quando nel 1985 uscì “This is the sea”, I Waterboys chiusero un ciclo: tre dischi, un crescendo che portò la band all’apice della propria creatività, con un suono epico e basato sull’incrocio tra chitarre e piano, con la voce a declamare melodie. Ma Mike Scott, che della band è sempre stato il leader indiscusso, era stufo. Aveva capito che quel suono era giunto al capolinea. Scott, che già da tempo si stava appassionando alla musica folk, incontrò il violinista Steve Whickam e l’alchimia con il polistrumentista Anthony Thistlethwaite diede vita alla svolta. La musica fluiva, pure troppo. Di fronte alla quantità impressionante di materiale registrato, Scott perse la prospettiva su tutto quello che la band stava facendo. Infatti, il disco successivo, il capolavoro folk-rock “Fisherman’s blues”, venne pubblicato più di tre anni dopo, a fine 1988. Ma, nonostante la band avesse registrato in diverse sessioni nel corso di due anni, le canzoni provenivano quasi esclusivamente dalle ultime sedute di studio, che si tennero a Spiddal, in Irlanda.
A quasi quindici anni di distanza Scott, che ha rivitalizzato il nome del gruppo dopo un periodo di carriera solista, ha rimesso mano ai nastri inediti di quelle sessioni. Il risultato è questo “Too close too heaven”, 10 canzoni originariamente incise tra il 1986 e l’87, e terminate nel 2000. Il risultato è un piccolo capolavoro. Il suono sta esattamente a metà tra “This is the sea” e “Fisherman’s blues”: lunghe ballate di rock epico, con qualche inflessione folk: “The ladder” potrebbe essere stata inclusa in uno dei primi tre dischi, mentre la stupenda “Higher in time” (già pubblicata in raccolte e singoli, ma in versioni diverse e incomplete), unisce una melodia pianistica al suono del violino di Whickham. Poi c’è il sax di Thistlethwaite che dà un sound quasi nero, soprattutto nella title-track (12 minuti e rotti) e in “Blues for your baby”.
Le canzoni, in parte incomplete, sono state terminate da Scott nel 2001, che si è in un certo modo riscattato dopo il non proprio convincente “A rock in the weary land”. Questo lascia ben sperare per il futuro: certo Scott non scriverà più come una volta, ma il recente rientro in formazione di Whickam potrebbe diventare stabile e riservare qualche sorpresa.

TRACKLIST

01. On my way to heaven
02. Higher in time
03. The ladder
04. Too Close to heaven
05. Good man gone
06. Blues for your baby
07. Custer’s blues
08. A home in the meadow
09. Tenderfootin’
10. Lonesome old wind
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