Recensioni / 26 ott 2001

Victoria Adams - VICTORIA BECKHAM - la recensione

Recensione di Paola Maraone
VICTORIA BECKHAM
Virgin (CD)
L’ex signorina Adams completa il giro. E (proprio come le altre Spice) “canta da sola”. Come darle torto? La tentazione di stare sulla copertina di un disco pantereggiando assieme a una pantera è praticamente irresistibile. A parte questo, sorpresa delle sorprese, Victoria mette assieme un album pop leggero e disimpegnato ma tutto sommato in buon equilibrio, con dodici canzoni diverse per stile (e gradevolezza: alcune sono più riuscite, altre meno, ma questo è normale). La voce è quella della Posh Spice che conosciamo: discreta, intonata, magari senza una fortissima personalità ma capace di adattarsi bene alle esigenze di ciascun brano. Così ci sono pezzi come “A mind of its own” in cui più che cantare Victoria sussurra (e ricorda un po’ Geri Halliwell), altre canzoni come la zuccherosa e lenta “I.O.U.” in cui viene più spontaneo accostare la signora Beckham a Madonna. Il singolo, “Not such an innocent girl”, è stato ed è un buon successo, come da copione; in generale l’album darà da pensare a tutti coloro (in particolar modo, i critici) che erano convinti del fatto che Victoria non potesse fare un disco da sola. “Tiè!” ci immaginiamo che stia commentando lei, immersa nella quiete del parco della sua villa da mille ettari. “Avete visto di cosa sono capace?”. Sì, e ti meriti un bel sette meno. Perché cosa succederà al tuo nome sui dischi se e quando (Dio non voglia) la tua storia d’amore con quel belloccio di un calciatore finirà?