«SOMOS GITANOS - Gipsy Kings» la recensione di Rockol

Gipsy Kings - SOMOS GITANOS - la recensione

Recensione del 22 ott 2001

La recensione

Se i Gipsy Kings hanno fatto il loro tempo la colpa non è di nessuno. E’ che le cose prima o poi finiscono, e l’ avventura miliardaria del gruppo, al momento, sembra essere finita qui. Parlo naturalmente del risvolto artistico della vicenda, perché dal punto di vista economico si sa che viviamo in un mondo discograficamente imprevedibile, per cui basterebbe che un’oscura canzone di questo album venisse accoppiata a uno spot pubblicitario girato nel deserto per poter scatenare nuovamente la gipsy fever. Sul versante più propriamente musicale, dicevo, i Gipsy Kings hanno davvero poco da dire: in questo album i brani veloci, le cosiddette rumbe gitane, sono più o meno scopiazzature o ennesime variazioni sul tema “Bamboleo” e affini, mentre i brani lenti, da sempre tra le cose migliori scritte dalla band, non possiedono più la magia di quelli contenuti in album come “Gipsy Kings” o “Este mundo”. Fedeli a una tradizione pacchiana che ormai li possiede dai tempi della cover di “Hotel California”, i ragazzi Reyes/Baliardo - ma la formazione ha subito invisibili rimescolamenti: i sette dell’Apocalisse raffigurati in copertina sono molto più Reyes e molto meno Baliardo che in passato. Che ci sia stato un regolamento di conti? - si buttano su un paio di cover anche in questa occasione. Una è la conclusiva “One love” di Bob Marley, inno all’amore universale che sembra completamente fuori dalle corde interpretative del gruppo. L’altra, poi, è davvero paradossale per scelta, nel senso che rifare “The rhythm is magic” - che diventa “Magia del ritmo” - di Marie Claire D’Ubaldo alla fine significa rifare il pezzo di una che quando ha scritto quella canzone lì stava a sua volta scimmiottando proprio i Gipsy Kings. E questo la dice lunga sulla filosofia e l’ispirazione che sembrano regnare (?) all’interno del gruppo. Se i Gipsy Kings hanno fatto il loro tempo la colpa non è di nessuno, dicevo, tranne forse di tutti quei locali finti tex-mex dai prezzi esorbitanti che da 10 anni continuano spaccarci le orecchie all’ora dell’aperitivo o di cena con le nenie dei Gipsy Kings. Non è colpa loro se sono diventati dei “tarocchi” di lusso, utilizzati come sottofondo da chi ha bisogno della loro rumba gridata per creare l’atmosfera giusta, perché loro, almeno all’inizio, sembravano autentici. E’ solo che adesso sembra che abbiano smesso di crederci, e si siano rassegnati a fare quello che gli viene chiesto: musica da sottofondo per aperitivi tex-mex.

(Luca Bernini)

TRACKLIST

06. Felices dias
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