«LA VIE EN ROUGE - Enrico Ruggeri» la recensione di Rockol

Enrico Ruggeri - LA VIE EN ROUGE - la recensione

Recensione del 08 ott 2001 a cura di Paola Maraone

La recensione

Poiché la regola è "per prima cosa la notizia" vi diciamo che Enrico Ruggeri ha inciso un doppio disco dal vivo che contiene il meglio del suo repertorio e due inediti, il tutto distribuito lungo l’arco di ventiquattro brani.
Però adesso va specificato che Enrico Ruggeri è un personaggio un po’ così. Un tipo da prendere o lasciare, amare o disprezzare, niente mezze misure. Uno che non è mica bello e che decisamente se ne frega delle mode. Uno che pur non essendo interprete straordinario (lui stesso sa di essere molto meglio come autore) ci prova e ci riprova a salire su quel palco: perché si diverte.
Perché gli piacciono le fan di tutte le età pronte a lanciargli fiori durante le esibizioni, a urlargli improbabili incitamenti (“Nudo!”, manco fosse Robbie Williams), a tentare ancora più improbabili abbordaggi alla fine dei concerti.
E poi perché gli piacciono i suoi musicisti, primo tra tutti il “vecchio” Gigi Schiavone, al suo fianco (con una chitarra in mano) da mezza vita, acclamato quanto lui grazie ai lunghi assoli che ogni tanto sparpaglia qua e là; non ultima la “nuova” compagna d’arte (e affetti) Andrea Mirò, polistrumentista, musicista eclettica e capace. In mezzo ci stanno tutti gli altri: Davide Brambilla, straordinario alla fisarmonica, poi Alberto Guareschi con il suo contrabbasso, Pino Di Pietro al pianoforte, Luigi Fiore alla batteria.
Ora, non è che noi siamo amici intimi di Ruggeri. Però per quello che ci ha raccontato lui (e soprattutto per come ce lo immaginiamo) questo signore amante delle belle donne e dei buoni sentimenti è anche un tipo onesto, uno che la musica l’ha sempre fatta perché ci credeva davvero. Uno che (ingenuamente? saggiamente?) va contro “quelle robe lì elettroniche”, al punto da specificare nel booklet del cd: “Il materiale artistico contenuto in questo album è stato interamente suonato dal vivo senza nessun tipo di sequenza né campionamenti”.
Se questo quadretto vi sembra simpatico, non possiamo che consigliarvi di comprare “La vie en Rouge”: le ventiquattro canzoni sono ben suonate, un po’ à la française (sarà anche un vezzo, ma funziona); ogni tanto (non troppo spesso per fortuna) c’è anche qualche coretto del pubblico. Gli inediti sono “La vie en rouge”, una sorta di amarcord in cui Ruggeri assicura - e gli crediamo - di essere rimasto lo stesso di sempre, e “Quante vite avrei voluto”, ballata che fa ancora riferimento al passato e che serve al Rrouge a immaginare una serie di “cosa sarebbe successo se” (esercizio che noi personalmente non consigliamo a nessuno).
Proprio attraverso gli inediti intuiamo la posizione attuale di Ruggeri: un uomo che negli anni ha dato tanto alla musica, che in questo momento sta ripensandosi, e aspetta probabilmente di trovare una nuova direzione (e una nuova dimensione). Nel frattempo continua a suonare dal vivo: e (lo) fa benissimo. Tiene per ultime, sia nel doppio cd che in concerto, perle come “Contessa”, “Polvere”, “Peter Pan”, “Anna e il freddo che ha”. Ma anche sugli inizi non se la cava male. Prendete per esempio “Rien ne va plus”, seconda traccia del cd. A un certo punto Ruggeri canta: “Non credo a ciò che in Francia chiamano coup de foudre/ L’amore occupa i capillari molto lento”. E proprio quest’ultima - che la condividiate oppure no - è una frase scritta da un genio.

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