All - LIVE PLUS ONE - la recensione

Recensione del 11 ott 2001

Al terzo album per la Epitaph gli All optano per la poco avventurosa soluzione del live, ma rendono più interessante l’operazione lasciande spazio a un CD bonus - sempre dal vivo - dei Descendents, la cui formazione attuale coincide per tre quarti con quella degli All stessi. Peccato che questi ultimi siano diventati l’occupazione principale di Bill Stevenson, Stephen Egerton e Karl Alvarez (rispettivamente batterista, chitarrista e bassista delle due band). Non che siano un gruppo sgradevole, ma sembra mancare qualcosa rispetto alla formazione quasi gemella. Ovviamente i punti di contatto sono molti: in entrambi i casi ci si trova di fronte a un massiccio hardcore, melodico senza deragliare eccessivamente verso il pop. La melodia infatti serve essenzialmente a movimentare un approccio tutto basato su energia e velocità. Giocano a sfavore degli All il gusto per costruzioni musicalmente più complesse rispetto alla media corrente nel punk americano, e la tendenza a mettere in mostra una certa abilità di strumentisti. L’esempio più evidente è “Birds”: Egerton sembra tenere a farci sapere che sa andare oltre le raffiche di accordi distorti, e Alvarez e Stevenson che non si limitano ad assicurare velocità e potenza della ritmica. Questa tendenza riaffiora spesso, ma non sempre riesce a rendere più interessanti canzoni furiose e compresse in pochi minuti, e rischia di appesantire troppo l’ascolto. Nel confronto, si finisce col preferire l’approccio più diretto che i tre mantengono quando suonano sotto le spoglie dei Descendents, soprattutto nei fulminei schizzi di rabbia di “Coffee mug” o “This place”. Evidentemente, ha il suo peso il fatto che una buona parte del repertorio risalga al passato del gruppo, quando c’erano altri musicisti ad affiancare Stevenson e il cantante Milo Aukermann. Inoltre, quest’ultimo è meno tecnico e potente rispetto a Chad Price, la sua controparte negli All, ma può contare su un goffo carisma da nerd che lo distingue da molti altri front-man punk e su una buona dose di umorismo in più. Insomma, i titolari dell’album perdono ai punti il match con gli ospiti anche se, paradossalmente, si tratta dello stesso gruppo o quasi. Ma è proprio il ”quasi” a fare la differenza.


(Paolo Giovanazzi)

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