«SMELL OF RAIN - Mortiis» la recensione di Rockol

Mortiis - SMELL OF RAIN - la recensione

Recensione del 02 ott 2001

La recensione

A volte sorge un dubbio: se Mortiis non utilizzasse il travestimento per cui è conosciuto, forse le riviste di musica non gli dedicherebbero così ampio spazio… Infatti, al pari di Marilyn Manson e Slipknot, Mortiis suscita gran curiosità non tanto per le sue produzioni, ma soprattutto per la sua “misteriosa” figura. Ma non è certo questa la sede adatta per criticare il buon gusto di Mortiis in fatto di abbigliamento. Qui si parla di musica e contenuti. Ecco quindi l’analisi critica della sua ultima fatica: “Smell of rain”. Da quando questo bizzarro misantropo terminò l’avventura con gli Emperor, ogni suo album solista è stato caratterizzato da strane (e discutibili) sperimentazioni elettroniche. Il gran passo per Mortiis è senza dubbio avvenuto con “Stargate”, disco precedente che aveva introdotto nelle sue composizioni delle soluzioni più dinamiche ed interessanti, rispetto a quelle prodotte nei primi lavori. Per questa nuova opera Mortiis ci aveva promesso ulteriori sorprese: e così è stato. Quello che caratterizza infatti “Smell of rain” è l’introduzione di certi groove abbastnza inusuali per chi conosce l’artista. Certo, se per arrivare ad un tale risultato ci sono voluti diversi dischi, allora Mortiis non é certo un volpone. “Smell of rain” è infatti un concentrato di tastiere e di ambientazioni già ascoltate in passato, e neanche tanto ben riuscite. Negli anni ’80, quando imperversavano grandi gruppi come Sisters Of Mercy e Bauhaus, si sono prodotti dischi migliori. E proprio le band di Andrew Eldritch e Peter Murphy sono i due riferimenti che balzano in mente ascoltando i 50 minuti e poco più di “Smell of rain”. Al tessuto compositivo non manca un certo tipo di gothic rock, ora tanto di moda tra i giovani metallari, ma è poca cosa rispetto alle tastiere ed ai ritmi noiosamente scolastici che lo pervadono. Anche mettendoci tutta la buona volontà Mortiis non riesce a convincere, ed il suo tentativo di rinnovamento appare inutile e banale. Meglio rivolgere la nostra attenzione altrove, magari proprio ai gruppi nominati poco sopra. Dal canto suo Mortiis farebbe meglio ad ascoltare l’ultimo disco dei suoi ex compagni Emperor, (“Prometeus: the discipline of fire&demise”), certamente più originale e d’impatto di quanto lui ha fatto qui.
(Angelo Ferrari)
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