«SOLO UN GRANDE SASSO - Verdena» la recensione di Rockol

Verdena - SOLO UN GRANDE SASSO - la recensione

Recensione del 17 set 2001

La recensione

Sono in molti ad aspettare i Verdena alla resa dei conti. L’album di debutto li ha messi in una posizione scomoda, catapultandoli in un attimo dai localini di provincia al glamour di MTV (dove hanno mostrato di trovarsi pesantemente a disagio), per giunta con l’ingombrante etichetta di figliocci italiani dei Nirvana. Che lo si apprezzi o lo si detesti, il gruppo dimostra perentoriamente di non essere un bluff: “Solo un grande sasso” si sbarazza del fantasma di Kurt Cobain per puntare verso altre direzioni. Le ragioni del mercato avrebbero suggerito di replicare l’approccio di “Valvonauta”, ma il trio ha deciso di non puntare su ritornelli a presa rapida, arricchendo invece la trama sonora che sorregge i brani. Alla base di tutto resta il classico intreccio chitarra-basso-batteria, ma l’impatto è più massiccio rispetto al passato e c’è spazio per interventi di tastiere e archi. L’impressione è che i Verdena si siano ascoltati un sacco di rock degli anni ‘70 - oltre a contemporanei come Motorpsycho e Mogwai - e piegato tutto alle proprie esigenze. Curiosamente però l’episodio in cui è più riconoscibile la fonte di ispirazione risulta essere un inaspettato omaggio a John Lennon: è “Nel mio letto“, è a metà strada fra l’essenzialità di “John Lennon/Plastic Ono Band” e la melodia di “Mind games” e sfoggia anche un assolo di chitarra registrato al contrario (rovesciare i nastri era un noto vezzo beatlesiano intorno al ‘66). A volere essere pignoli, anche un titolo come “Cara prudenza” rimanda con troppa precisione a “Dear Prudence” per essere una semplice coincidenza. Al di là dei lennonismi, l’album è un passo avanti per i Verdena e sfodera buoni pezzi come il singolo “Spaceman”, “Buona risposta”, “Onan” e l’acustica “La tua fretta”. Alberto Ferrari continua a giocare a nascondino con i suoi testi, ma è evidente che si preoccupa del suono delle parole più che del loro significato. Ora, resta da vedere se il pubblico sarà disposto a stare ad ascoltare. Ma sarebbe davvero un peccato trascurare un album del genere solo perché non c’è una “Valvonauta parte 2”.

(Paolo Giovanazzi)
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