«THE GREATEST HITS - Eddy Grant» la recensione di Rockol

Eddy Grant - THE GREATEST HITS - la recensione

Recensione del 15 set 2001

La recensione

Una summa del musical-pensiero di uno degli artisti (per una volta l’espressione non è esagerata) più importanti dell’ultimo trentennio: ovvero Eddy Grant, che è sempre stato a metà strada tra il mondo del pop, quello del reggae e la world music, trovandosi (quasi sempre) a suo agio.
Quest’album (di nuovo, non stiamo esagerando) merita di essere inserito nella collezione di dischi di qualunque amante della musica: perché Eddy Grant si è dimostrato capace di scrivere canzoni leggere da un lato, dall’altro connotate da forti contenuti. Lui, nato e cresciuto in un’isola dei Caraibi (dove la vita non è come appare in cartolina), e trasferitosi dodicenne a Londra, si è sempre mostrato in grado di cantare senza urlare, di esprimere concetti con passione e delicatezza a un tempo: provate ad ascoltare “I don’t wanna dance”, ninna nanna reggae in cui un uomo non più innamorato confessa alla sua ragazza che non vuole più ballare con lei. Ma sono notevoli anche “Electric avenue”, qui presente anche nella fortunatissima versione remix che fino a pochi mesi fa impazzava nelle discoteche, e “Hello Africa”, canto/parlato che è un inno e allo stesso tempo un saluto a un Paese dal cuore grande e dalle scarse risorse. Questa è una compilation ben fatta, che attinge al periodo più fortunato di Eddy Grant, quello compreso tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80; il resto, di lì in poi, è poca cosa. Complici anche una faticosa causa legale con un manager e un (ancor più faticoso) infarto, Grant ha concentrato i suoi sforzi in un periodo di tempo piuttosto breve: piacevolissima eccezione quella “Gimme hope, Jo’Anna” che ha fatto impazzire mezzo mondo nel 1988 (e che qui puntualmente ritroviamo).
Nonostante un leggero calo di tensione nella seconda parte dell’album (le prime canzoni sono le più incisive, e anche meglio accostate l’una all’altra di quanto non siano le ultime), “The greatest hits” resta un disco sopra la media delle compilation attualmente in circolazione, anche per via dell’accurata operazione di remastering dei brani (alcuni ne avevano proprio bisogno) e per l’utilizzo della peculiare tecnica del “ringbang”. Come ha spiegato lo stesso Grant (che l’ha inventato), “Il ringbang è un modo di fondere chitarre elettroniche, sintetizzatori digitali e nuove tecnologie con il vecchio reggae, il blues, le melodie dolci e i toni del calipso”. E nel libretto del cd leggiamo: “Il ringbang è la nostra cultura; è quello che diciamo, senza parole; è quello che capiamo, senza che nessuno ce lo insegni; è la consapevolezza più alta, quella di noi stessi. E attraverso questa filosofia, saremo capaci di sopravvivere: di resistere con forza, in un mondo ostile”.

(Paola Maraone)
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