«CAROVANA - Luca Carboni» la recensione di Rockol

Luca Carboni - CAROVANA - la recensione

Recensione del 02 giu 1998

La recensione

Continua inarrestabile il procedimento di ‘rarefazione’ artistica di Luca Carboni, ormai sempre più ancorato alla logica del ‘less is more’ e del ‘low-fi’ come una cozza allo scoglio. Con risultati disastrosi. "Carovana" è la fotocopia della fotocopia ("Mondo" e "Carboni"), e purtroppo - sarà colpa del toner? - ormai sulla pagina si legge poco. Un album insulso, fatto di canzoni nate in casa e probabilmente anche morte lì, tra quattro mura e un paio di lenzuola, puerili più che minimali, e per giunta già sentite. Provini domestici da tastierina Bontempi contrabbandati disperatamente per canzoni, per un disco nuovo. Già, ma il disco dov’è? Nella sambetta riscaldata "Macedonia polare" che fa tanto "La colegiala"? Nel nulla di "Caldino"? Nella ‘problematica sociale’ di "La cravatta"? E lasciamo perdere il resto, che tanto è un disco che si dimentica volentieri. Basterebbe qualche momento di spessore, su "Carovana", per far sorgere il dubbio che potrebbe trattarsi di una scelta, la scelta di essere essenziali, infantili per parlare meglio a chi è più giovane, per affrontare il piccolo mondo delle camerette, dei letti a castello, dei poster sul muro e dei compiti al pomeriggio. Ma qui, l’atroce sospetto è che si tratti sì di una scelta, ma obbligata. La verità è che da un artista di 36 anni sarebbe lecito aspettarsi qualcosa di più. E allora, esca di casa, vada via da Bologna, si faccia un giro, prenda un treno, faccia come il suo amico Jovanotti, ma la smetta di rintanarsi dentro se stesso. Altrimenti le cose per Luca Carboni non cambieranno mai. Il mondo è pieno di canzoni da scrivere, basta andarle a prendere dove stanno. Altrimenti, se si continua con il "less is more", si arriverà al punto che al poco sarà preferibile il niente. Ed è già meglio il niente a questo "Carovana".

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