«SACRED SOULS - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - SACRED SOULS - la recensione

Recensione del 10 ago 2001

La recensione

C’è stato un periodo, qualche anno fa, in cui le classifiche di vendita hanno fatto la conoscenza della musica dei nativi d’america, i tanto famigerati pellerossa. Era in realtà un fenomeno abbastanza posticcio, perché la musica utilizzata e contrabbandata come tale, e veicolata attraverso spot pubblicitari e suggestivi videoclip da cartolina, era in realtà una sorta di ambient dance con all’interno inseriti dei campioni di voci native, e di canti. Insomma, si trattava di una cosa che aveva più a che fare con gli Enigma di Michael Cretu (vi ricordate, una decina d’anni fa, quello che fece il canto gregoriano con sotto le basi dance?) che con il vero repertorio musicale nativo. Diverso il discorso per questa raccolta, che attinge a piene mani, dopo un attento lavoro di selezione, al repertorio di quella che rimane tutt’oggi la principale etichetta discografica di riferimento per quanto riguarda la musica nativa, ossia la Canyon Records. Fondata a Phoenix nel 1951, la Canyon ha da allora pubblicato oltre quattrocento album di genere, spaziando tra i canti di guarigione, le danze e le musiche tribali, e musica che abbia ad oggetto il mondo degli indiani d’America. Ne è una riprova il cast coinvolto in questa selezione, che vede alcuni indiscussi protagonisti del genere – R. Carlos Nakai, tanto per fare un nome, di sicuro il più famoso esponente della musica nativa per flauto, ma anche Joanne Shenandoah, Robert Tree Cody, i Black Lodge Singers, William Eaton, Sharon Burch, Judy Trejo – e un repertorio che abbraccia canti per rituali, antiche melodie tradizionali e composizioni contemporanee ispirate e viene da dire quasi ambientate tra i suoni della natura. Molto meno ammiccante delle raccolte che siamo abituati ad ascoltare quando ci parlano di musica dei nativi americani, e tuttavia sorprendentemente capace di catturare l’attenzione e l’ascolto, “Sacred souls” riesce a ricreare in chi ascolta la suggestione di un mondo distante e purtroppo sempre più ‘a rischio’ che continua ad esercitare sul mondo occidentale un grande fascino. Il motivo è anche in questa musica, capace di far scorrere davanti ai vostri occhi il volo del falco, il passaggio delle nuvole in cielo, la devozione nei confronti della natura, il soffio del vento e lo scorrere delle acque, le smisurate ampiezze dei canyon... con un fascino cui è difficile sottrarsi.

(Luca Bernini)
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