«MADE IN JAPAN - Elio e le Storie Tese» la recensione di Rockol

Elio e le Storie Tese - MADE IN JAPAN - la recensione

Recensione del 20 ago 2001

La recensione

Il titolo è lo stesso, la grafica pure: Elio e le Storie Tese fanno riferimento – pur con le dovute differenze di fonetica, dovute all’accento sulla prima o la seconda “a” – allo storico live dei Deep Purple per pubblicare il loro primo album completamente dal vivo, summa di quasi due decenni passati a calcare i palchi italiani e non solo. Inutile commentare il valore delle composizioni (leggendarie, immarcescibili: su “Uomini col borsello” e “Supergiovane”, passando per quell’anthem che è “John Holmes - una vita per il cinema” non si discute); meglio apprezzare, seppure su CD, l’altissimo livello tecnico di Elio e della sua band in situazioni dal vivo sempre a metà strada tra il concerto e il cabaret. E’ infatti straordinaria la capacità dell’ensemble milanese di esprimersi impeccabilmente sfruttando stili quanto mai diversi (dalla latineggiante “El pube” alla rockettara “Cassonetto…”) e riuscendo a mantenere un incredibile livello di padronanza tecnica e compositiva: gli “Elii”, infatti, non sono solo bravissimi (e dottissimi) musicisti, ma anche una delle band più affiatate sulla piazza, che non ha bisogno di mesi e mesi di studio per mettere in piedi un live set di sicura efficacia. Altre chicche, in “Made in Japan”, sono gli spassosi inserti “spoken word” (vedi “Quando si parla di capitalismo, tutti hanno paura dell’armonica”, anche se le introduzioni dei singoli pezzi, da sole, valgono il prezzo del biglietto), marchio di fabbrica delle esibizioni dal vivo della premiata ditta Elio & Soci.
Verrebbe la voglia, quindi, di considerare questa uscita come una sorta di paradosso discografico, ovvero il primo CD pensato e pubblicato per attirare la gente ai concerti: un disco promozionale ad un tour, o qualcosa del genere, comunque solo un assaggio di quello che, un domani, accadrà. Non penso che questa chiave di lettura sia tutto sommato sbagliata, anche se è vero che “Made in Japan” può essere considerato un più che valido sunto per chi l’Elio dei tempi andati ancora non lo conosce, o per chi – allora – era forse troppo piccolo per capire in cosa consistessero quei “30 centimetri di dimensione artistica”…

(Davide Poliani)
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