«TOMB RIDER - MUSIC FROM THE MOTION PICTURE - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - TOMB RIDER - MUSIC FROM THE MOTION PICTURE - la recensione

Recensione del 27 ago 2001

La recensione

In prima istanza, avremmo potuto considerare questa colonna sonora come una delle operazioni metacomunicative più interessanti del decennio (la colonna sonora di un film tratto da un videogioco, dove i confini tra videogioco e film sono assai labili). Oppure saremmo potuti essere tentati di considerare questo disco come il sampler definitivo dell’anno di grazia 2001, visto il cast chiamato a raccolta per musicare le gesta della bella Angelina Jolie nelle vesti dell’archeologa nata, vissuta e morta (ora anche resuscitata, se non vado errato) sugli schermi della Playstation: U2 (in testa), seguiti da Moby, Outkast, Basement Jaxx, Missy Elliott (in coppia per l’occasione con Nelly Furtado), Fatboy Slim, Groove Armada e la premiata ditta Oxide e Neutrino. Senza contare le presenze di Letfield e Nine Inch Nails (che Mr Reznor si sia annoiato degli incubi lynciani, passando alla “concorrenza”?). Un G8, o 16, visto il numero dei big coinvolti nel progetto, della musica di consumo mondiale, o qualcosa di molto simile. Peccato, quindi, che – quasi come se cronaca e musica si intrecciassero – questo summit di star si sia limitato a prodursi in un campionario di standard da classifica (o da dancefloor) prepotentemente omologato, appetibile giusto per la frangia più festaiola di MTV annoiata dall’inattività estiva. E la faccenda è ancora più dolorosa, se pensiamo che da molti tra gli artisti che hanno prestato i loro brani (ergo: che hanno venduto un pezzo al quale non erano eccessivamente affezionati) ai produttori del film una cosa del genere davvero non ce l’aspettavamo; da Moby agli Outkast, da Fatboy Slim ai Chemical Bros: davvero non se ne poteva fare a meno? E, soprassedendo sul valore artistico delle singole canzoni, il compilatore di questa colonna sonora davvero non poteva fare a meno di assortire questa raccolta tanto banalmente, limitandosi a racimolare delle già fiacche prestazioni degli inquilini attuali delle top ten mondiali? Ricordate, invece, quando le colonne sonore si facevano con il cuore (e col cervello), e non con un manuale di marketing e l’ultimo numero di Billboard alla mano? Quando le soundtrack erano capolavori di rigore stilistico come “Reservoir dogs”? O quando gli U2 lavoravano con Wenders, e non con gli analisti del settore vendite? Altri tempi. Oggi quello che passa il convento è questo. E se i Groove Armada riescono a salvarsi in corner col trip hop sognante di “Edge hill”, Mr Fatbo non brilla per particolare audacia, con la rimata ma piuttosto piatta “Illuminati”. Nulla di grave, in ogni modo: a tutti è concesso sbagliare, persino ai semidei delle sette note. Anche se il vizio di fondo di questa maxi compilation poteva essere individuato prima, quando ancora non tutto era perduto.

(Davide Poliani)
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