«HOW I LONG TO FEEL THAT SUMMER IN MY HEART - Gorky's Zygotic Mynci» la recensione di Rockol

Gorky's Zygotic Mynci - HOW I LONG TO FEEL THAT SUMMER IN MY HEART - la recensione

Recensione del 06 set 2001

La recensione

Lento, tiepido, composto; i giochi della luce del mattino sulle pareti. Il silenzio. La musica dei Gorky’s Zygotic Mynci porta molti aggettivi con sè, e altrettante immagini, visionarie e reali allo stesso tempo. E’ coerenza e irriverenza; l’irriverenza di giocare con strumenti e con formule che oggi non sono riportate in nessun manuale. Questi gallesi sono pazzi. Dietro gli strumenti puliti ed eleganti, lo si intuisce; tanto da aver superato mode e stagioni senza stancarsi di riproporre le numerose storie che nascono dalla loro bella regione, chiusa tra monti e mare; di raccontare le suggestioni semplici di una vita semplice, del cielo, della terra, del trascorrere dei giorni. I Gorky’s Zygotic Mynci potrebbero essere definiti i naturalisti della musica, un concentrato di tradizione e innovazione assolutamente controcorrente. “How I long to feel that summer in my heart” non è diverso dai lavori precedenti dei Gorky’s; semplicemente perché i sei di Carmarthen funziona bene così. Ed è perfettamente a suo agio nel piccolo ritaglio di pianeta che si è creato dopo oltre dieci anni di musica; e la sensazione più preziosa che trasmette è la verità; la sincerità e onestà nell’essersi conquistato un piccolo pezzo di terra, nell'averlo coltivato con cura, nell'aver bonificato gli appezzamenti sterili per far nascere un bel giardino, ordinato e perfetto, senza troppo lambire i confini del rigoglioso. La musica dei Gorky’s Zygotic Mynci, con la sottile voce di Euros Childs cullata dal violino della fedele Megan (alla quale è qui dedicata una canzone che porta il suo nome cantata in duetto con la stessa musicista) e da altri e vari strumenti acustici (banjo, archi, fiati, pianoforte), se potesse alzarsi in volo rimarrebbe a metà tra la terra e l’aria, chiusa in un limbo immaginario tra inferno e paradiso. Si ha quasi l’impressione, ascoltando le leggere storie folk dei Gorky’s Zygotic Mynci, di essere sospesi di un palmo dal suolo. Di trovarsi su un sentiero che porta in un luogo incantato; del quale, una volta superati i confini, non si ha più la percezione.

(Valeria Rusconi)
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