«GLOBAL A GO-GO - Joe Strummer» la recensione di Rockol

Joe Strummer - GLOBAL A GO-GO - la recensione

Recensione del 20 lug 2001

La recensione

Ne sono cambiate di cose, dai tempi in cui “Londra andava a fuoco”, ma l’attitudine è rimasta la stessa: Joe Strummer, insieme agli ottimi Mescaleros, condensa in “Global a go-go” istanze che lo accompagnavano da tempo a sonorità attuali ma non alla moda, riuscendo in pieno a comprimere l’irruenza del rock nelle sincopate maglie del folk e della world music. Sia chiaro, l’ex-leader dei Clash non ha strizzato l’occhio, con questa sua ultima uscita, ai fan di Manu Chao o Kusturica: alla contaminazione “comme il faut” Joe preferisce un’onesta sperimentazione, soprattutto dato il suo background musicale prettamente europeo.
Ecco l’essenza di “Global a go-go”: senza rivendicare alcun bagaglio artistico esotico, Strummer esplora a 360 gradi la musica del mondo, sia essa nordafricana, giamaicana o irlandese. Rincorrere le influenze in ogni singola traccia dell’album diventerebbe pertanto inutile: vi basti sapere che in “Global a go-go” c’è spazio tanto per il reggae quanto per la giga, passando per ogni possibile forma di “imbastardimento sonoro” che possiate immaginare. Certo, perché Mr Clash non si limita alla citazione, ma riesce ad andare oltre, domando stili e mood per plasmarli, rielaborarli ed infine sovrapporli nello stesso brano: è infatti interessante notare come non venga mai meno, nelle 11 tracce di “Global a go-go”, una certa coerenza interna, nonostante – a tratti – il circo musicale messo in piedi dal nostro tenda alla dispersione, facendo convivere chitarre slide a fiati e blowpipe.
Accettare tutto questo, comunque, significa accettare – implicitamente o no – le regole del gioco imposte da Joe: pochi soldi (la registrazione è calda e ben fatta, ma non “di lusso”), nessun programma (è facile immaginare come i brani siano nati in studio e non a tavolino, viste le lunghe digressioni strumentali, forse più godibili nel furore del live che non su CD) e molta fantasia. Il resto viene da se. Domandarsi se poi questa sia la più naturale evoluzione per l’uomo che ha aperto le porte del punk (musica bianca per definizione) ai più torridi ritmi tropicali può portare a conclusioni affrettate e forse errate: semplicemente, pensiamo che questa sia ancora la punta dell’iceberg della personalità di Strummer come songwriter “solista”. Perché, a mio parere, Joe – nonostante il “no future” e l’ormai mezzo secolo di età sulle spalle – di carte da giocare ne ha ancora molte.

(Davide Poliani)
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