«IF YOU HAPPY WITH YOU NEED DO NOTHING - Alfie» la recensione di Rockol

Alfie - IF YOU HAPPY WITH YOU NEED DO NOTHING - la recensione

Recensione del 09 lug 2001

La recensione

Voglia di intimità, di chitarre acustiche da strimpellare in compagnia di pochi amici rinchiusi in casa, mentre fuori fa freddo e la luce del sole è già quasi totalmente oscurata dalla notte. E la curiosità di ritornare alle radici, di rispolverare qualche vecchio vinile di musica folk davanti al caminetto scoppiettante, magari indossando maglioni di lana fatti a mano e un cappellino colorato calato sulla fronte. Questo vogliono essere gli Alfie. Qualcuno li ha già inseriti in quel movimento di nuova musica folk sperimentale cominciato con Badly Drawn Boy; che qui, per essere precisi, rappresenta qualcosa di più che un semplice iniziatore all’Arte delle sette note (“Il ragazzo mal disegnato”, capo della Twisted Nerve insieme a Andy Votel, potrebbe essere considerato a tutti gli effetti un vero e proprio datore di lavoro dei cinque di Manchester). E’ così che questo album di debutto, fatto di brani estratti da precedenti singoli (l’omonimo “Alfie” e gli EP “Bookends” e “Montevideo”) più due inediti, si trasforma in un patchwork di sensazioni crepuscolari e rustiche che già si riflettono nella bellissima copertina – un paesaggio naturalistico ricavato appunto da ritagli di stoffa – e nel titolo: un gioco di parole che invoglia al rilassamento, alla riflessione, all’abbandono di quel mondo frenetico che continua imperterrito a girare turbinosamente. Una lentezza che comincia con poche note strascicate alla chitarra in “Bookends”, violini intrecciati a crescendo corali e percussioni in prima linea. Fa davvero venir voglia di lasciare tutto, la musica degli Alfie, di fuggire dalla routine, di guardare un cielo più pulito e limpido di quello che la città ci offre, di stendersi su un prato coperto di erica e ascoltare il silenzio fragoroso della natura. Eppure qua e là si ha l’impressione che fare un certo tipo di musica oggi sia diventata una moda piuttosto che una vera e propria inclinazione personale. Gli Alfie, a parte qualche episodio davvero carino (lo scanzonato easy listening solare nell’inedito “2 up 2 down” o il dramma simil Nick Drake nell’arpeggio iniziale di “Sure and simple time”), sembrano troppo posati, troppo ragionati, troppo ostentati. Esageratamente dandy dell’acustico. Ma questo risulta ancora accettabile quando un gruppo non avanza pretese da superstar, preferendo la solita pinta di birra al pub all’intruglio dorato tutto bollicine dei gala mondani.

(Valeria Rusconi)
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