«SCREAM IF YOU WANNA GO - Geri Halliwell» la recensione di Rockol

Geri Halliwell - SCREAM IF YOU WANNA GO - la recensione

Recensione del 27 giu 2001

La recensione

Quando l’abbiamo vista prodursi in un balletto alla “Flashdance” nel video di “It’s raining men”, il singolo di lancio dell’album, avremmo dovuto immaginare che cosa ci aspettava. “Scream if you wanna go faster” è una pirotecnica infilata di canzoni di lusso, curate nei minimi dettagli, prodotte con enorme cura, al solo scopo di mostrare al mondo che la piccola ex-Spice è una vera popstar e non una cometa destinata a svanire nel nulla. Che sia vera gloria, la sua, è tutto da dimostrare: della Halliwell non si può dire che sia mossa dal sacro fuoco della passione per l’arte, ma piuttosto che pur di non sparire dalle luci della ribalta sia disposta a molto (per esempio a riciclarsi come ambasciatrice ONU).
Così avviene che in “Scream if you wanna go faster” ci sia una cantante che non ha voce, e che pure riesce a cavarsela. Giusto? Ingiusto? Semplicemente, queste sono le regole del mercato. E stroncare la Halliwell solo perché più che cantare bisbiglia sarebbe troppo facile. Almeno è intonata, e i suoni che le vengono costruiti attorno sono efficaci, ultramoderni, e la sequenza delle canzoni decisa in modo accattivante. Nel disco, poi, c’è un po’ di tutto: il reggae in “Lovey dovey stuff”, il romanticismo in “Circles round the moon”, il momento di autoanalisi in “Being Geri Halliwell”. Una brevissima riflessione sui testi: una produzione grandiosa come questa non poteva badare un po’ di più alle parole che avrebbe messo in bocca Ginger Spice? In fondo i tempi delle rime cuore/amore dovrebbero essere passati, e il loro continuo ritorno è francamente scoraggiante.

(Paola Maraone)
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