«PERSONAGGI CRIMINALI - Carlo Fava» la recensione di Rockol

Carlo Fava - PERSONAGGI CRIMINALI - la recensione

Recensione del 14 lug 2001

La recensione

Lo paragonano a Gaber, ma pare più vicino in realtà a Fossati. Del primo ha certamente la chiarezza d’esposizione nei testi e, dal vivo, l’impostazione da Teatro-canzone. Del secondo le variazioni e l’atmosfera delle musiche, ma qui conta sicuramente l’arrangiatore in comune, Beppe Quirici, che però, rispetto ai lavori con il cantautore genovese, può in questo caso permettersi di spaziare anche verso il rock. Ma, attenzione, questi riferimenti sono solo indicativi e non stanno a significare che Fava sia un’artista puramente derivativo. Ha un suo mondo, piccolo finché si vuole, ma davvero degno. Pieno di sfumature, di approcci, di risvolti. Delicatezza un po’ trasognata e durezza attutita si alternano lungo il percorso di un album decisamente cantautoriale e piuttosto ricco musicalmente.
Il cantautore milanese non è un giovincello, ha all’attivo un disco di diversi anni fa, una partecipazione a Sanremo nella sezioni giovani e “Dottore”, un pezzo scritto per Mina che lo interpretò in un suo album con Beppe Grillo.
Racconta storie intense Fava, come quella dell’uomo condannato a non dimenticare niente (“Viaggio nella mente”), perlustra i rapporti (“Certi amori”), descrive personaggi (“Il Verzeni”), ricama ricordi (“Lettera da un luogo che non so”, gran pezzo pianoforte e voce), prende posizioni precise, anche sui rapporti di coppia (“Uguali e nuovi”). A livello di curiosità si può evidenziare che in un brano usa la metafora de “Il tuffatore”, peraltro già straordinariamente utilizzata in un vecchio e bellissimo disco di un altro cantautore poco noto, Flavio Giurato, intitolato proprio “Il tuffatore”.
In questo album c’è molto vissuto (quanto sia autobiografico poco importa), ed anche questo lo fa apprezzare. Pur non avendo la genialità del capolavoro c’è l’onestà e la cura di un buon disco. E non è poco.
“Personaggi criminali” gode di una produzione di prim’ordine. Fatto insolito per un disco così. Non gode invece di promozione e distribuzione all’altezza. Fatto solito per un disco così.

(Francesco Casale)
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