«THE YIN AND THE YANG - Cappadonna» la recensione di Rockol

Cappadonna - THE YIN AND THE YANG - la recensione

Recensione del 13 lug 2001

La recensione

Essere affiliati al Wu-Tang Clan è un importante biglietto da visita e Cappadonna ha sfruttato questa visibilità sin dal suo esordio nell’album di Raekwon, “Only built 4 Cuban linx”. “The yin and the yang” è il suo secondo progetto solista dopo “The pillage” del 1998 e, con l’aiuto di alcuni amici, Cappadonna conferma la sua predisposizione a uno stile fatto di improvvisazione. Non un album improvvisato, ma un modo di stesura dei testi che richiama direttamente il freestyle e, poi, ci pensa la produzione dei vari Neonek, Inspectah Deck, Jermaine Dupri, Goldfingaz e la supervisione di The RZA a fare il resto. “In questo album ascolterete molte cose diverse, storie di odio e d’amore” racconta direttamente Cappadonna nell’introduzione dell’album e in apertura di “The grits” (con l’ausilio di 8-Off), ma sarebbe stato opportuno avvertire anche circa la durata del disco che si aggira intorno a solo 48 minuti. In pratica, nonostante non deluda le aspettative degli adepti al sound con marchio Wu-Tang, “The yin and the yang” è ridotto all’osso, ma bilancia questa carenza, con un’abbondanza di ospiti, alcuni prevedibili. C’è Ghostface Killah in “Super model”, Killah Priest in “Bread of life” e Raekwon in “Love is the message” (già dal titolo un chiaro riferimento all’omonimo successo dei MFSB), ma anche Jermaine Dupri e Da Brat in “We know”, Shyheim e Crunch in “Big business”, Timbo King e Culture, rispettivamente presenti nelle reggaeggianti “Revenge” e “One way 2 zion”.
Cappadonna ribadisce la sua predilezione per le atmosfere cupe, retaggio di storie passate e vissute direttamente: il ghetto e la morte di molti dei suoi amici, fatti che hanno segnato la sua vita (complice il suo ex-lavoro come guardia di sicurezza) e che hanno trovato valida valvola di sfogo proprio nel rap. Considerato il decimo componente del Wu-Tang Clan, Cappadonna aka “Cappachino The Great”, preferisce però considerarsi un free-lance, un membro non ufficiale ma presente in qualche modo già da “Enter the Wu-Tang 36 chambers”, primo album del gruppo nel ’93. Una filosofia di vita che permette non solo a Cappa, ma anche a tutti gli altri del Clan, di entrare e uscire dal collettivo, sfruttandone anche la popolarità e credibilità e dedicarsi ad altri progetti. Cappadonna lo sa bene questo e non è un caso se il suo primo album solista ha ottenuto un successo immediato. “The yin and the yang” molto probabilmente seguirà la scia del primo, nonostante dimostri di non avere lo spessore di “The pillage”.

(Alessandra Zacchino)
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