«ANGEL IN THE DARK - Laura Nyro» la recensione di Rockol

Laura Nyro - ANGEL IN THE DARK - la recensione

Recensione del 08 lug 2001

La recensione

Solitaria e profonda come la sua espressione artistica, Laura Nyro esce da questo disco postumo come un “Angel in the dark”, un angelo nel buio che ci trascina in una dimensione da fumoso jazz club con 16 brani densamente introspettivi, incisi un paio d’anni prima che il cancro se la portasse via. Ci sono voluti quattro anni perché l’amica e coproduttrice Eileen Silver-Lillywhite, autrice delle dettagliate quanto accorate note di copertina, riuscisse a riunire e pubblicare il risultato di quelle session, avvenute tra il 1994 e il 1995. Sette composizioni inedite e otto standard (più una “Coda” di un minuto) che Laura eseguiva nei primi anni di carriera in seno ad alcuni gruppi vocali (l’artista veniva dall’esperienza jazz e doo wop) costituiscono l’ultimo atto dell’opera di una musicista dalla classe sopraffina, sia a livello compositivo che esecutivo, come dimostra questo CD intimo e meditativo, diviso fra canzoni eseguite per solo piano e voce (“He was so good to me”, “Serious playground”, la “Walk on by” di Burt Bacharach, “Let it be me” di Gilbert Becaud, “Embraceable you” di Gershwin, “Animal grace”) e brani realizzati con una band di validi musicisti newyorkesi (tra cui il chitarrista Jeff Pevar, oggi alla corte di David Crosby nel trio CPR), per la maggior parte jazzisti (John Tropea, Bernard Purdie, Will Lee e i mitici Brecker Brothers). Fra questi ultimi un tuffo nel background più soul della Nyro con “La la means I love you”, “Be aware” ancora di Bacharach e “Will you still love me tomorrow” di Carole King. Un disco emozionante e ricco di pathos, che costituisce uno splendido regalo per tutti i fan di Laura e probabilmente il modo migliore per ricordare un’autrice-cantante introversa e un po’ timida, sempre lontana da atteggiamenti da star nonostante le enormi doti tecniche e la profondità della sua proposta.

(Diego Ancordi)
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