«STAI VIVENDO O STAI SOPRAVVIVENDO? - Klasse Kriminale» la recensione di Rockol

Klasse Kriminale - STAI VIVENDO O STAI SOPRAVVIVENDO? - la recensione

Recensione del 24 ago 2001

La recensione

“Come te non ho libertà/Sono un uomo con sogni persi/Un codardo con bei sogni”. Così recita il ritornello di “Sopravvivo qui”, anche se a dire la verità Marco Balestrino (voce e leader indiscusso dei Klasse Kriminale) può sembrare qualsiasi cosa, ma non uno che ha perso i sogni. Altrimenti, avrebbe già smesso di tenere in piedi un gruppo punk/skin in un paese dove gran parte della gente associa gli skinhead al nazismo, e non si prenderebbe la briga di continuare a registrare dischi fatalmente destinati a una ristretta cerchia di fedelissimi. Se lo fa, è perché probabilmente si tiene ancora caro il sogno di deviare dal percorso obbligato scuola-diploma-famiglia-lavoro e i Klasse Kriminale gli sembrano il modo migliore per farlo. Nonostante non sia più un ragazzino, gli va dato atto che entusiasmo e convinzione sono rimasti immutati. “Stai vivendo o stai sopravvivendo?” allinea una serie di canzoni figlie degli Sham 69 e dei Clash più stradaioli (c’è pure “Dirty punk”, a firma Strummer/Rhodes, pescato dal criticatissimo "Cut the crap") registrate senza nessun fronzolo e berciate con una voce che si rifiuta fieramente di darsi una ripulita stilistica e continua a restare inchiodata ai moduli del ‘77: intonazione e metrica sono fastidi evitabilissimi, urlare è d’obbligo per andare sopra alla chitarra, i ritornelli sono rigorosamente in coro (“If the kids are united” resta il modello supremo). Le note della copertina - che sfrutta abilmente la grafica dei giochi Playstation - avvertono subito: “Non ascoltare se si ha scarsa attitudine”. Quindi, chi del punk non ha una visione romantico-barricadera può utilmente stare alla larga. Soprattutto se è alla ricerca di suoni in stile Epitaph o di raffinatezze strumentali e compositive. Gli altri possono contare sui Klasse Kriminale, se non altro come credibili difensori della bandiera.

(Paolo Giovanazzi)
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