«CACHAITO - Orlando 'Cachaito' Lopez» la recensione di Rockol

Orlando 'Cachaito' Lopez - CACHAITO - la recensione

Recensione del 26 giu 2001

La recensione

Orlando Cachaito Lopez, componente di una famiglia di salseros da generazioni – specializzati nell’uso del basso, visto che nell’albero genealogico se ne contano una trentina –, è uno dei musicisti legati al progetto “Buena Vista Social Club”. Bassista ufficiale del gruppo che abbiamo visto nel film di Wenders e nelle formazioni che in seguito hanno girato il mondo sotto quella ragione sociale, pubblica questo album davvero sorprendente. Fra tutti i musicisti del Buena Vista, che dopo il grande successo del progetto di rilancio operato da Ry Cooder hanno continuato a pubblicare dischi di pura musica popolare cubana, Cachaito è l’unico che in questo territorio si inserisce con un’angolazione differente e con lo sguardo rivolto al futuro. Fra tutti lui è l’unico che si sforza di rinnovare la tradizione e per farlo si circonda di musicisti preparati anche a questo, come i percussionisti Miguel “Anga” Diaz, Amadito Valdes, Carlos Gonzalez e Alejandro Pichardo o il chitarrista Manuel Galban, il sassofonista funk francese Pee Wee Ellis, il leggendario trombettista africano Hugh Masekela, il tastierista giamaicano Bigga Morrison (ascoltate l’inflessione reggae che riesce a dare alla incredibile “Tumbanga” senza però invadere, perfettamente fuso nell’insieme con discrezione), il suonatore di tres Juan De Marcos Gonzalez e altri comprimari in grado di garantirgli un’apertura totale alla sperimentazione. Ne esce un disco eccezionale, perfettamente bilanciato fra la tradizione afro-cubana e l’avanguardia jazz (“Tumbao no. 5”, dedicata a Charlie Mingus), con tanto di intermezzo hip-hop (“Cachaito in laboratory”) e di incursioni afro (“Oracion Lucumi”). Certi interventi di chitarra portano alla mente i due episodi discografici di Mark Ribot y los Cubanos Postizos (“Conversacion”), ma il risultato finale è unico nel suo genere. Brillante e notturno, moderno ma rispettoso della tradizione, questo omonimo album di Lopez costituisce sicuramente un episodio importante nella discografia cubana attuale, grazie al fascino un po’ sotterraneo generato dall’unione fra la solarità del son e l’atmosfera jazzy da club di cui il lavoro è permeato. La scelta dei musicisti è perfetta per il colossale lavoro di contaminazione e di modernizzazione operato da Cachaito, che osa andare oltre le proprie radici con rispetto e dignità, cavalcando l’onda nel modo più intelligente e coraggioso possibile. Medaglia d’oro al valor musicale per lui e i suoi comprimari.

(Diego Ancordi)
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