«TEXOMA - Jimmy LaFave» la recensione di Rockol

Jimmy LaFave - TEXOMA - la recensione

Recensione del 12 giu 2001

La recensione

Dopo quattro anni di silenzio (interrotti solo da “Trail”, pubblicazione vicina alla dimensione del bootleg per fan contenente inediti e materiale radiofonico e live) riappare sul mercato Jimmy La Fave, cantautore texano del quale si sentiva la mancanza. Jimmy è uno dei migliori cantautori americani usciti dagli anni ’90, ha assimilato la lezione dei maestri del passato e l’ha unita ad uno spirito libero e desideroso di raccogliere, esprimere e raccontare emozioni. L’apertura di questo suo quinto album è affidata al blues urbano di “Bad bad girl”, seguita da “Never is a moment”, uno dei capolavori di questo disco: una lentissima love ballad di quelle che ti entrano nel cuore in punta di piedi e te lo fanno sanguinare a lungo. Jimmy ci aiuta a risollevarci con la seguente “The glorious day”, ritmica sostenuta e solo di hammond, e con il nervoso shuffle “Poor man’s dream”. Poi inizia la serie di cover con “On a bus to St. Cloud” della collega Gretchen Peters, caratterizzata da una lunga introduzione di pianoforte. Per quanto riguarda le cover, tra le altre cito “Rock and roll music to the world”, storico brano dei Ten Years After, il rock’n’roll “Elvis loved his mama” di Bob Childers e John Cooper, la ballad pianistica “The Moon’s a harsh mistress” di Jimmy Webb, la bonus track “San Francisco” di John Phillips ed “Emotionally yours” di Bob Dylan. Non restano escluse le dimostrazione della capacità compositiva di Jimmy, in grado di spaziare con classe e rispetto delle radici del rock americano fra il country di “Red dirt song”, la bella “Patient man” di Greg Jacobs, l’omaggio al Grande Hobo “Woody Guthrie” e la malinconica dolcezza di “Tears”. L’album, equamente diviso fra brani originali e non, è una panoramica sul rock “made in Usa” cantata con un orecchio rivolto a Bob Dylan, in grado di lasciarci abbandonare all’interiorità più profonda come alla scatenata leggerezza del rock’n’roll, come un viaggio in una Cadillac decappottabile attraverso la Route 66.

(Diego Ancordi)
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