«BEEN A LONG TIME - Double Trouble» la recensione di Rockol

Double Trouble - BEEN A LONG TIME - la recensione

Recensione del 11 giu 2001

La recensione

Chris Layton e Tommy Shannon, ovvero i Double Trouble, sono diventati famosi come comprimari fissi del grande Stevie Ray Vaughan, del quale sono stati la sezione ritmica fino alla scomparsa del chitarrista americano. Con lui hanno conosciuto una notorietà planetaria che li ha portati poi a suonare con altri grandi del firmamento rock e blues come Eric Clapton, Buddy Guy, Robert Cray, Bonnie Raitt, B.B. King e altri. E la stima dell’ambiente nei confronti di questa granitica sezione ritmica è testimoniata dalle illustri collaborazioni che pervadono questo album di robusto e piacevole rock-blues, nel quale trovano spazio classici come la zeppeliniana “Rock and Roll”, la “She’s all right” di McKinley Morganfield, “In the middle of the night” di Johnny Watson. Il resto, a parte “Say one thing” di Doyle Bramhall II (presente alla voce e alla chitarra), è tutto materiale originale suonato da una band che comprende il chitarrista Charlie Sexton, il già citato Bramhall, la cantante Susan Tedeschi e alcuni ospiti di rilevo come Kenny Wayne Sheperd (su “Rock and Roll” e “Cry sky”), Jimmy Vaughan (fratello di Stenie Ray e leader dei Faboulous Thunderbirds, su “In the middle of the night” con Lou Ann Barton) e il giovanissimo Jonny Lang (su “Groundhog day”). Discorso a parte per la conclusiva “Baby, there’s no one like you”, un bluesaccio in stile New Orleans reso leggendario dalla chitarra di Willie Nelson e dal piano e dalla voce di Dr. John. Se l’esperienza e le capacità di Shannon e Layton stimolano anche a livello compositivo un blues granitico e di buona fattura, la parte più personale di ogni brano è generata soprattutto dai musicisti ospiti, che lo caratterizzano con il proprio stile. Questo non nuoce però all’omogeneità dell’album, che non dice nulla di nuovo ma contribuisce a dare una visione moderna, fresca e grintosa di un genere tra i più sfruttati. E non è impresa facile.

(Diego Ancordi)
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