«FERRO BATTUTO - Franco Battiato» la recensione di Rockol

Franco Battiato - FERRO BATTUTO - la recensione

Recensione del 26 apr 2001

La recensione

“Dicono che questo disco è pop per distinguerlo da “Campi magnetici”, che ho inciso per la Sony Classical e che è uscito lo scorso anno: quelle erano le musiche di un balletto, commissionate dal Maggio Musicale Fiorentino…”. In queste parole, tratte dall’intervista di Rockol pubblicata la settimana scorsa, sta buona parte dell’equivoco di “Ferro battuto”. Certo, sentendo alla radio “Running against the grain”, pregevole esercizio sul Battiato-stile in cui compare Jim Kerr (Simple Minds), si potrebbe pensare che questo disco sia davvero pop. Magari, ascoltando la seconda traccia “Bist du bei mir”, con i suoi ritmi quasi latineggianti, si potrebbe quasi trovare conferma. Ma più si va avanti nell’ascolto, più ci si rende conto della complessità di questo lavoro. Tutt’altro che pop, se si intende con questa parola una musica di facile fruizione e spensierata. “Ferro battuto”, invece, passa dalle citazioni di Ciaikowsky di “Personalità empirica” a quelle hendrixiane di una “Hey Joe” resa “world” dalla voce di Natacha Atlas, alle arie di “Lontananze d’azzurro” al jazz campionato di “Scherzo in minore”. Un disco fin troppo eclettico.
Insomma, per essere davvero pop, questo album avrebbe dovuto proseguire sui binari delle prime due canzoni; ma non è questo il punto. “Ferro battuto” è invece molto arrangiato, con molte (forse troppe) idee. E’ un disco che, alla lunga, sembra perdersi, avvilupparsi nelle sue diverse facce, senza alla fine sceglierne mai una. Dopo “Fleur(s)” fa piacere ascoltare Battiato tornare a questi suoni. Ma è lecito aspettarsi qualcosa di più che non il gioco delle contaminazioni ben esemplificato anche da questo “Ferro battuto”.

(Gianni Sibilla)
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